Intercettazioni anti-Cav. Perché ora lo scandalo
Le notizie circa le intercettazioni “americane” delle telefonate di Berlusconi, Presidente del Consiglio, non mi sorprendono affatto. Così come non mi sorprende troppo il clamore, più che giusto, ma “stranamente” lasciato crescere e divulgare, levatosi anche da parte di chi considerava e considera qualunque malefatta da chiunque compiuta, in danno di Berlusconi, di Forza Italia, del Centrodestra e di chi non è “allineato” con il Partito dei Magistrati, con il Centrosinistra e loro satelliti, una specie di “atto dovuto”.
Non mi meraviglia troppo che anche gli Americani abbiano ritenuto opportuno prendere delle “precauzioni”, con quelle intercettazioni, ma non solo con quelle, nei confronti di un personaggio nei confronti del quale i magistrati del suo Paese, con il quale essi dovevano avere a che fare perché alleati (si fa per dire) con lo Stato da lui rappresentato avevano aperto un concorso a premi per chi la sparasse più grossa, facendo risultare dal loro “obiettivo ed imparziale” darsi da fare, che si trattava di un malfattore pericoloso, un maniaco sessuale, un facile destinatario di intimidazioni e di ricatti.