Perché l’assalto a Panebianco è solo un esempio delle radiose giornate dell’hate speech che ci minacciano
il Foglio - Così parlò il Cua, il collettivo bolognese che vuole togliere il diritto di parola ad Angelo Panebianco appellandosi, testuale, all’Elogio di Franti: “Se l’università viene gradualmente ridotta ad amplificatore del monologo del potere, che negli ultimi mesi si traduce nell’inquietante propaganda guerresca, noi non possiamo stare a guardare”. Non si può stare a guardare, no, quelli che “approfittano dell’asimmetria di potere conferita dalla cattedra”. Ma non c’è più Eco a decifrare i linguaggi gutturali del gruppettarismo fuoricorso. “Lei in questo palazzo non può parlare perché lei è un guerrafondaio”. Ieri le radiose giornate bolognesi dell’hate speech sono proseguite, a interrompere Panebianco sono arrivati quelli del collettivo Hobo.