L’estinzione in solitudine
Roma, 20 febbraio 2016 - L’italiano medio ha 44 anni e mezzo e una condanna: produrre un enorme debito demografico in termini di previdenza, assistenza e spesa sanitaria nei confronti delle generazioni future. La situazione è grave. I 44 anni percepiti sono pochi passi oltre l’adolescenza, il trionfo della giovinezza. Quelli reali non perdonano: anziani, o prossimi a diventarlo. La statistica batte un tempo inesorabile: siamo sempre più vecchi, facciamo sempre meno figli. È come se avessimo stretto un patto con l’estinzione. La pubblicità rivolta agli anziani fissa lo stato delle cose: pare ci sia un impellente bisogno di fissatori per dentiere, di antidoti ai cattivi odori per chi prende l’ascensore e non tiene fino al piano. Ma la notizia anche peggiore è che la speranza di vita si sta riducendo.
Così svanisce anche la consolazione di godersi gli ultimi tramonti in Costa Rica e si autoalimenta la spirale della tristezza. Con i bambini più che spirale è un groviglio. Chi è passato attraverso le stagioni dei doppi turni a scuola per eccesso di allievi oggi non capisce come sia successo. Ha ragione il ministro Lorenzin, nei confronti dell’infanzia non c’è solo inappetenza ma una forma velata di ostilità. Sono alieni, disturbano nei ristoranti e vanno tenuti lontani dai cortili perché chi si è tolto la dentiera vuole riposare. Le culle vuote sono il principale problema economico del paese, insiste il ministro.
E QUI scattano ragionamenti strani. Se un giovane oggi è un vecchio in più domani, paradossalmente per ringiovanire la popolazione non bisognerebbe agire sulla natalità ma sulla mortalità, cosa ovviamente inaccettabile. O anche: se fossimo 30 milioni anziché 60 sai come si starebbe meglio in queste città strette. Come in Norvegia. Il femminismo di ritorno, dopo avere fatto il salto della morte, riflette sul peccato capitale: fate tornare le donne a essere donne e non brutte copie dell’uomo e vedrete che invece di andare a vivere sole con un gatto ridiventeranno fattrici. Sono già soluzioni da ultima spiaggia. Il dato terribile lo fornisce l’Organizzazione mondiale della sanità: nel 2020 la depressione sarà la malattia più diffusa del pianeta. Colpa della vecchiaia istigata da quella che non è più uno stato ma un continente, la solitudine.