Il Papa e Pannella a braccetto. Brutto segno
l'Intraprendente - Chissà cosa scriverebbe Biagio Pascal, se fosse oggi in vita, su Papa Francesco, il Giubileo e la “novità” per la Chiesa di avere un Papa Gesuita. Mi suggeriscono queste riflessioni, da una parte il ricordo della lettura delle Lettere Provinciali dello scienziato e filosofo francese, cristiano, cattolico e giansenista, in polemica con la morale dei Gesuiti, sostenitori dell’ “opinione probabile”, della salvezza dell’anima per chi si attenesse ad una “probabilità” di interpetrazione della morale cristiana. Con l’appendice che i confessori (divenire i confessori di Re, Imperatori, Governatori, Generali e Gran Signori era uno degli obiettivi primari dei Gesuiti) potessero tranquillizzare le coscienze dei penitenti in base alla mera “probabilità” che non avessero peccato. Pascal, “Giansenista”, cioè rigorista, considerava questo un modo per gabbare le coscienze e la stessa morale, per accattivarsi la “clientela” dei potentati-penitenti con la “manica larga” del giudizio sulla loro condotta.