Tacopina e Saputo, due galli nel pollaio
Bologna, 13 settembre 2015 - Se lo scorso inverno Joe Tacopina da Nuova York avesse potuto candidarsi a sindaco di Bologna, avrebbe stravinto le elezioni. E’ stato un provvidenziale trascinatore, ha ridato agli avviliti tifosi rossoblù un forte senso di appartenenza, ha onorato il padre e la madre di un club che ha avuto troppi padrini e madrine. Ha infiammato una città intera, incuriosendo anche chi ostenta sovrano disinteresse al calcio.
Ma Tacopina non aveva abbastanza denari o soci abbastanza forti per tenersi stretta la maggioranza assoluta del club. Si è insediato sulla poltrona di presidente, laddove il proprietario era Joey Saputo.
Un film già visto nel 2011: due galli nello stesso pollaio non ci possono stare. Ad andarsene è, come al solito, chi possiede meno quote dell’altro. Setti lasciò il Bfc a Guaraldi per sbarcare a Verona. Tacopina, forse, si dedicherà al rilancio del Venezia.
Fra Joey e Joe finisce «a schifìo»: in tribunale. Situazione paradossale: l’uomo che con la sua energia e il suo debordante ottimismo, colui che ha trascinato il Bologna e il mondo rossoblù fuori dal tunnel della depressione, finisce per far causa all’uomo che, sborsando ottanta (!) milioni di euro, ha ridato presente e futuro a chi non lo aveva.
E’ una guerra fratricida. Per chi ha seguito passo passo le vicende di questo miracoloso salvataggio, l’epilogo è perfino doloroso. Della serie ‘questo matrimonio non s’ha da fare’, di nuovo Tacopina è entrato e uscito rapidamente dalla scena rossoblù. Vi era salito una prima volta nella primavera del 2008, quando Cazzola, dopo la promozione in serie A, cercava un acquirente che trovò poi in Menarini.
Tacopina era tornato per prendersi la sua personale rivincita. E ha conquistato tutti. Tutti tranne uno. Ahilui, quell’uno si chiama Saputo. Il Bologna oggi può fare a meno di Joe, ma non potrebbe rinunciare a Joey.