Le scuse del sindaco
PAESE che vai, morale che trovi. Ci sono Paesi, ad esempio, dove il principio della responsabilità individuale è parte del carattere nazionale e dove l’idea di Verità ha un che di religioso. Una religione laica. In quei Paesi i politici se la passano male: alla prima bugia scoperta, è naturale chiederne le dimissioni. Ed è piuttosto frequente ottenerle, anche quando la menzogna che gli viene imputata nulla ha a che vedere con l’esercizio diretto della loro funzione pubblica. Ha mentito, deve dimettersi: quante volte l’abbiamo sentito dire? Bill Clinton, che era pur sempre il presidente degli Stati Uniti, fu per questo travolto dallo scandalo Lewinski e riuscì a salvarsi solo per un soffio. Per aver dichiarato, mentendo, che a guidare la sua auto multata per eccesso di velocità era la moglie, l’inglese Chris Huhne si è dimesso sia da ministro dell’Energia sia da parlamentare. Per aver copiato la tesi di dottorato un ministro della Difesa tedesco, Karl Guttemberg, è stato costretto al passo indietro. I precedenti non mancano e più volte sono stati evocati anche da noi in Italia nel tentativo, vano, di ottenere la testa di un premier, di un ministro di un governatore... Ma non per questo chiederemo le dimissioni del sindaco di Bologna Virginio Merola.
NON le chiederemo perché siamo realisti, e dunque sappiamo che i politici, come e più di ciascuno di noi, non possono sempre dire la verità.
Non le chiederemo perché affezionati al principio in base al quale i politici vanno giudicati per la loro capacità politica e di governo, non per altro. Non la chiederemo perché siamo nonostante tutto condizionati dalla nostra morale di cristiani non riformati, di cattolici peccatori.
SIAMO italiani, non americani, né inglesi, né tedeschi. A Virginio Merola, dunque, non rinfacciamo di aver negato quel che si è poi dimostrato vero. Gli chiediamo però di scusarsi con il Carlino. Nei giorni scorsi la cronaca di Bologna del nostro giornale ha scritto che il sindaco ha chiesto alla Questura di non eseguire gli sgomberi di due immobili occupati illegalmente, lui ha negato, una lettera da lui stesso firmata ha dimostrato il contrario. Può capitare. Come può capitare a noi di sbagliare, anche se non è questo il caso.
Non dovrebbe invece capitare che un sindaco accusi il principale giornale della sua città di fare politica e di prestarsi a chissà quali oscure trame. Non dovrebbe capitare perché è falso e perché, essendo falso, ci offende. Il partito di Merola, il Pd, l’ha capito. E con una nota ci ha restituito l’onore offeso. Merola, invece, continua a tacere. E questo suo silenzio getta un’ombra sul corretto rapporto che dovrebbe intercorrere tra potere politico e informazione.
NOI ABBIAMO fatto solo il nostro mestiere, il sindaco faccia il suo e da sindaco chiarisca il senso di parole forse poco meditate. Non siamo inglesi, siamo italiani: non invochiamo dimissioni, dunque, ma pretendiamo rispetto. Rispetto per il Resto del Carlino e per i suoi lettori. Dopo di che, amici come prima; ovvero, ciascuno nel proprio ruolo com’è giusto che sia.