Il verdetto dei sacrifici
Antonio Troise
POLITICO consumato o abile dilettante? Tsipras continua a rimescolare le carte della politica greca e, in parte, anche di quella europea. E proprio nel giorno in cui le casse elleniche sono tornate a riempirsi, il numero uno di Syriza si dimette. Una mossa strategica per arrivare in tempi strettissimi alle elezioni anticipate e incassare, così, il «dividendo» del soccorso Ue prima che la nuova e pesante dose di sacrifici richiesta dall’Europa si faccia sentire sulla pelle dei greci. Una corsa contro il tempo, l’unica possibile per evitare il suo definitivo tramonto come leader politico e per continuare a restare alla guida del governo. Ma l’operazione è tutt’altro che semplice e le incognite non mancano. Le dimissioni di Tsipras e il cambio della maggioranza che ha consentito al suo governo di incassare il via libera al nuovo piano di salvataggio fatto di privatizzazioni, tagli al welfare e nuove tasse, rappresentano sicuramente una vittoria dell’Europa e una sconfitta della sinistra più radicale. Più che la speranza in un cambiamento è prevalsa, nel Paese, la paura di un salto nel vuoto, con i bancomat a singhiozzo e un Paese in ginocchio. Ma, passata la bufera e vinti i timori più estremi, non è affatto detto che le ragioni che avevano consentito a Tsipras di conquistare la maggioranza siano definitivamente tramontate nel paese reale.
IL PIANO di salvataggio di 86 miliardi è il frutto di un laborioso compromesso che non ha affatto messo da parte quella politica del rigore che i greci non sopportano più. Nessuno, perciò, può oggi scommettere che alle prossime elezioni il vento anti-europeista non torni a soffiare più forte, spingendo magari i leader europei a rimpiangere Tsipras.
L’arrivo di un nuovo governo ancora più radicale potrebbe innescare una nuova stagione di instabilità e gettare al vento anche i risultati politici del terzo piano di salvataggio. In Grecia, insomma, potrebbe spuntare un nuovo Tsipras, con un programma rigidamente anti-europeista, che rimetterebbe in discussione il futuro economico della Grecia e la sua permanenza della moneta unica. Sarebbe l’ennesimo fallimento dell’Europa politica e il segnale, sempre più evidente, dell’insufficienza di una costruzione della moneta unica basata, unicamente, sul rigore tedesco e non sulla crescita.