La Nasa già pensa ad Artemis III, ma solo nel 2028 gli astronauti sbarcheranno sulla Luna. Nel 2032 la base permanente
Neanche il tempo di festeggiare il successo della missione Artemis II che la Nasa già pensa alla prossima. I record dell’equipaggio di Orion e il perfetto ritorno a casa degli astronauti ha riacceso slancio e ambizioni nella nuova corsa alla Luna, aprendo la strada a una fase successiva del programma che punta non solo a tornare sul suolo lunare, ma a restarci stabilmente. A sottolinearlo è stato l’amministratore dell’Agenzia spaziale Usa, Jared Isaacman, che ha definito “preziosi” i dati raccolti durante la missione. Già nelle prossime settimane inizieranno i lavori per Artemis III, con le prime attività previste al Vehicle Assembly Building del Kennedy Space Center. Artemis II – il cui lancio era stato rinviato ad aprile per problemi tecnici poi risolti – ha rappresentato un passaggio cruciale: ha dimostrato che la capsula Orion è in grado di trasportare astronauti fino alla Luna e riportarli in sicurezza sulla Terra. Un requisito fondamentale per proseguire il programma, che segna il ritorno dell’esplorazione umana oltre l’orbita terrestre.
Una nuova tabella di marcia
Nonostante i progressi, il calendario delle missioni è stato rivisto. Contrariamente ai piani iniziali, Artemis III – prevista per il 2027 – non porterà astronauti sulla superficie lunare. La missione sarà invece dedicata a test fondamentali in orbita terrestre, in particolare alle manovre di attracco con i lander sviluppati da aziende private come SpaceX e Blue Origin. Il ritorno effettivo sulla Luna è stato rinviato al 2028, quando sarà Artemis IV a riportare esseri umani sul suolo lunare, oltre mezzo secolo dopo la fine del programma Apollo program.
La sfida globale e l’obiettivo della base lunare
A dare ulteriore impulso al programma è anche la competizione internazionale, in particolare con la Cina, che punta a portare i propri astronauti sulla Luna entro il 2030. Pechino ha già posizionato in orbita lunare un proprio lander, segnale concreto di una strategia parallela a quella americana. Per entrambe le potenze, l’obiettivo non è più solo esplorativo: si tratta di costruire una presenza stabile. La Nasa prevede infatti di realizzare una base lunare permanente entro il 2032, dove gli astronauti possano vivere e lavorare in modo continuativo. Il rilancio del programma arriva in un momento simbolico: il 12 aprile si celebra la Giornata del volo umano nello spazio, in memoria di Yuri Gagarin, e ricorre anche l’anniversario del primo volo dello Space Shuttle Columbia. Ma lo sguardo va già oltre. Come ribadito dalla Nasa, le missioni Artemis rappresentano il banco di prova per un obiettivo ancora più ambizioso: portare l’uomo su Marte. Prima, però, bisognerà tornare sulla Luna — e questa volta, restarci davvero.
L'articolo La Nasa già pensa ad Artemis III, ma solo nel 2028 gli astronauti sbarcheranno sulla Luna. Nel 2032 la base permanente proviene da Il Fatto Quotidiano.