ATP Montecarlo – Sinner e Alcaraz: la finale sembra vicina, ma Zverev non è d’accordo. Intanto i due fenomeni si studiano
Ce la faremo a vedere, almeno qui a Montecarlo, la finale sempre sfuggitaci nel 2026 fra Carlos Alcaraz e Jannik Sinner? Intanto sappiate che i due si studiano a vicenda, con i loro team. Nei minimi dettagli. Sinner sta imparando a giocare la smorzata – e come la fa bene adesso! Chiedetelo a Auger-Aliassime…ieri ne ha avuto una ottupla lezione. Mentre Alcaraz ci ha rivelato serenamente che cosa vorrebbe “rubare” a Sinner. Di quanto ha svelato ne avrete il resoconto alla fine di questo articolo.
Dopo quattro tornei senza l’epilogo più desiderato, le premesse perché la sospirata finale finalmente avvenga, sembrano esserci tutte visto che Jannik incontra per la quarta semifinale consecutiva di un ATP Mille Sasha Zverev – Parigi Indoor 2025, Indian Wells e Miami – e lo ha battuto tutte quelle tre volte. Sempre. E a quei successi ne vanno aggiunti altri quattro: fanno sette vittorie di fila di Jannik contro Sasha. Insomma, premesso che nel tennis può sempre succedere di tutto, Sinner parte favorito contro Zverev, sia pure di stretto margine per quel che dirò poi.
Mentre Carlos Alcaraz, che ha inflitto un eloquente 63 60 a quel Bublik che non aveva mai affrontato e non ha mai giocato neppure contro il “miracoloso” Vacherot – il monegasco ha vinto 64,36,63 contro de Minaur; mai nessuno tennista di Monaco era riuscito a tanto: sarà virtuale n.17 a fine torneo anche perdendo con Alcaraz– sembra avere un margine più ampio che non Sinner con Zverev. Contro il sorprendente Vacherot, Carlos è super favorito, a meno che Vacherot abbia…truccato la roulette di Montecarlo.
Zverev, che aveva rischiato grosso contro Garin – rimontato da 4-0 nel terzo set – ha poi vinto in maniera convincente con Bergs (giustiziere di Rublev) e ha giocato nei quarti la miglior partita di questo venerdì contro il rampante Fonseca, anche se è riuscito ad averne la meglio soltanto al terzo set (75 67 63) dopo essere stato avanti di un set e di un break nel secondo.
Già nel caso in cui Alcaraz perdesse e Sinner vincesse già questo sabato si verificherebbe il sorpasso sul trono del tennis. Altrimenti il vincitore della finale fra i due leader sarebbe il n.1 lunedì prossimo per la propria settimana n.67. Entrambi, curiosamente, sono stati infatti n.1 proprio per 66 settimane precise.
Fra le due semifinali in programma, pur apparentemente pronosticabili a senso unico, quella più equilibrata sulla carta è quella che giocheranno Sinner e Zverev.
Ciò per più di un motivo. Intanto per cominciare Zverev è n.3 del mondo. Poi Sasha è giocatore che ha disputato una finale al Roland Garros (perdendo da Alcaraz al quinto dopo essere stato avanti 2 set a uno) e che ha vinto, fra 24 tornei, anche 4 tornei Masters 1000 sulla terra rossa, 2 volte Roma, 2017 e 2024, due volte Madrid 2018 e 2021.
Il tedesco che compirà 29 anni il prossimo 20 aprile è certamente il tennista più forte in attività a non aver mai visto uno Slam pur avendo disputato 3 finali. Inoltre, ha conquistato una medaglia d’oro nel torneo olimpico di Tokyo. Insomma, in termini di esperienza, non gli manca proprio nulla. Vero che Jannik Sinner ha avuto lo scorso anno 3 match point nella finale del Roland Garros con Alcaraz, ma resta il fatto che nella sua carriera dei 26 tornei vinti ce n’è uno solo, Umago, conquistato sulla terra rossa (anche se su …un certo Alcaraz).
In aggiunta a questo va ricordato che Sinner è arrivato a Montecarlo 9 giorni fa, si è allenato per la prima volta giovedì scorso, e non è stato neppure troppo bene questo giovedì quando ha sofferto di un po’ di nausea e aveva chiamato il fisio nel corso del terzo set con Machac.
Non è certamente al massimo della condizione e della preparazione e lui, perfezionista come è, lo sa benissimo e non perde occasione per ripeterlo e per dire che questa, e anche Madrid, sono tappe di avvicinamento e preparazione all’obiettivo principe della stagione, il Roland Garros…anche se Roma naturalmente resta anch’essa una tappa fondamentale cui certo tiene.
Aliassime, pur sconfitto per la quinta volta, ha detto oggi di aver avuto la sensazione che poteva fare qualcosa di più “in certi momenti sentivo che avrei potuto far meglio…non era così a Torino e all’US Open, ad esempio” e Felix non ha citato Cincinnati dove perse 60 62. Insomma, Sinner non gli è parso intrattabile come in altre occasioni. Una sensazione di cui tener conto.
In effetti il Sinner di oggi è stato molto più falloso del solito, ben 23 errori gratuiti come il suo avversario, meno incisivo del solito anche al servizio – appena 2 ace nonostante una percentuale di prime palle, 58%, ben inferiore rispetto alle medie del Sunshine Double – anche se la straordinaria incisività delle sue smorzate, 8 vincenti su 8 e quasi tutte (se non tutte) indirizzate sul rovescio di Aliassime, ha finito per fare la differenza. Così come quel servizio sparato (211 km orari ha segnalato il radar Yokohama) proprio al momento giusto, cioè sull’unica palla break conquistata dal canadese, nel quarto game del secondo set, evitando così un possibile 1-3. Non è stato un ace, ma quasi. Aliassime ha appena toccato la palla. E Sinner ha confermato di saper giocare i punti importanti con un’attenzione straordinaria, fuori dal comune.
A fine match gli si è chiesto se fosse particolarmente soddisfatto dei progressi compiuti con la palla corta. Inciso: mi è stato detto che il telecronista della tv franco-monegasca si è entusiasmato a tal punto per la “delicatezza” di quella mano da aver suscitato irriverenti paragoni con John McEnroe!
Ricordate quando Gianni Clerici, a proposito di SuperMac, si lasciò andare in tv per dichiarare: “Da uno che ha una manina così, se io fossi un po’ più gay, mi farei perfino accarezzare!”. Oggi lo avrebbero licenziato.
Jannik si è compiaciuto con grande parsimonia per i complimenti ricevuti: “Non è ancora un colpo che mi viene proprio naturale, bisogna che io ci pensi prima di farlo, che si siano create le condizioni. Dipende anche dalle circostanze, dai campi, dagli avversari. E poi sì, lo faccio più facilmente con il dritto. Con il rovescio ci devo ancora lavorare—ha risposto al sottoscritto che sottolineava come le facesse quasi sempre sul rovescio “forse perché per i bimani è più difficile tirar su la palla che rimbalza poco e deve scavalcare la rete”.
Poi si è concesso: “Sì, oggi le palle corte hanno funzionato bene, è stata una buona statistica. Mi piacerebbe che fosse sempre così”.
Allora quando è venuto Alcaraz, a conclusione di quella che è stata la sua 300ma vittoria nel circuito (le tre per lui più memorabili la prima con Sugar Ramos a Rio nel 2020, poi quella del Roland Garros, immagino la prima più che la seconda, quindi la prima vittoria contro Djokovic), è stato chiesto a lui “Super Maestro del drop-shot” se avesse saputo che Jannik aveva fatto 8 dropshot vincenti e cosa ne pensasse:
“Sì. Ho visto Jannik fare più smorzate del solito e le ha fatte pure bene, a essere onesto. So che ci ha lavorato su e sembra adesso essere diventato un colpo naturale per lui. Diventerà un’arma importante per lui. Si è visto come costruiva il colpo, come caccia più in fondo l’avversario e come la gioca. Non so se ha guardato nessuno dei miei video mentre la faccio – dice con l’abituale sorriso – ma la cosa non mi preoccupa. Mi fa piacere anzi che sta facendo cose diverse per migliorare. Cose così spingono anche me a migliorare, a stare attento se giocherò contro di lui in futuro. Vedremo se dovrà farlo in momenti duri, quando c’è tanta pressione. Ma intanto si è dimostrato particolarmente bravo nel giocarli”.
Poco dopo allora si è chiusa la sua conferenza stampa con una mia domanda: –Carlos se te guardi i colpi di Jannik…cosa c’è che vorresti rubargli?
Alcaraz “Beh, almeno un paio di cose. La transizione con la quale passa da una posizione di difesa a una di attacco. Il modo in cui si avvicina benissimo alla palla e diventa aggressivo. È incredibile. Colpisce sempre la palla nello “sweet spot”, al centro della racchetta. Glielo vado fare un sacco di volte. E poi il servizio…È migliorato davvero tanto negli ultimi sei mesi…”
La prima o più la seconda?
Entrambe. Ecco, qualcosa in cui voglio diventare davvero migliore, e guardando quelle cose che lui ha affrontato davvero in modo diverso negli ultimi sei mesi…voglio farlo anch’io. Sono aspetti che mi hanno davvero impressionato e io talvolta mi soffermo proprio a guardarlo.”
Insomma, lo spirito di competizione passa anche attraverso l’emulazione, se non addirittura la copia di certi colpi, certe situazioni. Non siamo arrivati al livello dello …spionaggio industriale, anche perché i video da studiare dei due supercampioni che stanno contrassegnando questa epoca, non mancano davvero. Però i due, pur così diversi, hanno certamente qualcosa in comune: l’umiltà di non sentirsi perfetti, la determinazione a migliorarsi, imparando ciascuno dall’altro. Un po’ come hanno fatto a suo tempo Nadal da Federer, e poi Djokovic dagli altri due. Tutti veri fenomeni, ancor prima nella testa che nel braccio e nelle gambe.