Turchia, proposta di legge per il controllo sui social. Gli attivisti: “Il governo mira ad un sistema di sorveglianza”
Le associazioni turche e internazionali per la libertà di espressione criticano la nuova e controversa proposta di legge che creerebbe il più grande database al mondo eliminando qualsiasi parvenza di privacy online. Se la legge dovesse passare, gli ID, ovvero i codici privati utilizzati per distinguere in modo univoco un utente o un dispositivo all’interno di un sistema informatico o della rete, saranno a disposizione delle autorità. Gli ID sono infatti fondamentali per il tracciamento e la gestione delle informazioni degli utenti dei social media.
L’Associazione turca per la Libertà di Espressione (İFÖD) ha denunciato che la proposta realizzerà un “panopticon digitale” che tradotto significa un sistema di sorveglianza centralizzato in grado di monitorare tutte le attività degli utenti: identità di ogni account, X o post. La proposta di legge prevede la richiesta di accesso tramite numero di identificazione e il divieto di usare account sotto pseudonimo o anonimi. Secondo il ministro dell’Informazione, le società proprietarie dei social media hanno già accettato queste condizioni. Il governo sta inoltre lavorando contemporaneamente a una misura che vieterebbe l’uso dei social media ai minori di 16 anni.
La nuova legislazione dovrebbe essere introdotta nell’ambito di un ampio pacchetto di riforme giudiziarie su cui il governo sta lavorando. L’avvocato Yaman Akdeniz dell’İFÖD ha sottolineato che lo stesso sistema di monitoraggio dei social media verrà utilizzato sia per il controllo dell’età degli utenti che per la loro attività online. Il legale ha descritto questo eventuale sistema di corrispondenza degli alias su larga scala come senza precedenti, sebbene i dettagli non siano ancora stati sanciti per legge.
Secondo l’associazione, il sistema funzionerà generando un token digitale specifico per la piattaforma per ogni utente dopo il primo accesso tramite documento d’identità governativo. Questo token conterrà un sigillo che conferma che l’utente ha più di 15 anni. Lo stesso token verrà poi utilizzato per tracciare tutte le attività dell’account collegate alla sua identità. Si tratta cioè di un modo per controllare i contenuti delle attività online dei singoli utenti con il pretesto di verificarne l’età. L’İFÖD avverte che questo stratagemma nasconde il vero obiettivo, per l’appunto, dello Stato: “Conoscere l’identità dietro ogni account e innescare una paralisi della società civile”.
Anche gli attivisti e i giornalisti potrebbero esserne colpiti. Qualsiasi cittadino tentato di criticare la corruzione o di indire proteste, boicottaggi o altre forme di attivismo saprà che il proprio account è direttamente collegato alla sua identità. Il timore di essere perseguiti, profilati o licenziati potrebbe soffocare ogni tipo di attività online, persino il semplice mettere “mi piace” a un post o condividerlo.
Un obiettivo del governo dell’autocrate Recep Tayyip Erdogan confermato dalla dichiarazione dello stesso ministro della Giustizia Gürlek che ha definito le critiche sui social media “processi” online e ha sostenuto che coloro che si rendono responsabili di tali “diffamazioni” dovrebbero essere puniti. “Sui social media si stanno svolgendo processi, si stanno prendendo decisioni e si stanno emettendo sentenze… Se qualcuno insulta qualcuno o si macchia di diffamazione sui social media, deve subirne le conseguenze”, ha affermato l’ex procuratore capo di Istanbul, fedelissimo del Sultano.
Questa “sorveglianza di massa” violerebbe gli articoli 8 (diritto alla privacy) e 10 (libertà di espressione) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, di cui la Turchia è firmataria. La Turchia è anche firmataria della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, che tutela il diritto dei bambini all’accesso all’informazione, alla libertà di espressione e allo sviluppo. Anche questo contraddice la proposta di limitazione dell’età. Akdeniz ha descritto l’argomentazione della “protezione dei minori” come un “cavallo di Troia”, il cui obiettivo finale è quello di sviluppare il sistema centrale di sorveglianza online in questione. Ha osservato come altri Paesi, come l’Australia, abbiano lasciato la questione della verifica dell’età alle piattaforme stesse.
Secondo Akdeniz, le aziende dei social media sono state di fatto trasformate in “apparati compiacenti” del meccanismo di censura e sorveglianza dello Stato. “Alcuni utenti sono già migrati sulla piattaforma social Bluesky. È possibile utilizzare più piattaforme, ma la soluzione non è trovare una piattaforma più sicura o migliore. Tutte le piattaforme, piccole, medie o grandi, saranno colpite da questo sistema”, ha affermato ancora Akdeniz. Secondo un rapporto dell’İFÖD, la governance di Internet in Turchia si è “trasformata in un processo di contrattazione segreta e scambio di dati tra piattaforme e Stato”.
L’İFÖD ritiene invece che le aziende di social media dovrebbero adempiere a obblighi fondamentali, tra cui la creazione di una rappresentanza locale, la localizzazione dei dati e la rendicontazione obbligatoria della trasparenza, in linea con gli standard di trasparenza più elevati dell’Unione Europea (UE). Tuttavia, le principali aziende di social media hanno già “superato la fase della cura e del rispetto dei diritti fondamentali in Turchia”, ha concluso il legale.
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