Carburanti, prezzi giù col contagocce (e non ovunque) nonostante le “raccomandazioni” di Urso. Pichetto: “Tagliare le accise vuol dire tassare tutti”
Le “raccomandazioni” del ministro Adolfo Urso e gli avvertimenti di Giorgia Meloni non sembrano aver avuto grande presa sulle compagnie petrolifere. Giovedì il primo ha convocato al Mimit i rappresentanti di Api-Ip, Eni, Q8 e Tamoil e, stando a quanto riferito dai petrolieri, “si è raccomandato di evitare speculazioni e aumenti ingiustificati e di abbassare subito i prezzi quando le quotazioni del greggio scendono” come era successo il giorno prima dopo l’annuncio della tregua in Iran. Intanto la presidente del Consiglio parlando alla Camera paventava “ulteriori interventi sui profitti delle società energetiche” in caso di “comportamenti speculativi”. I risultati non paiono brillanti, soprattutto se si considera che nel frattempo il governo ha destinato la bellezza di 1 miliardo di euro al taglio delle accise appena prorogato fino al primo maggio. Intervento che, ha detto parlando a 24 Mattino il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, “vuol dire tassare tutti i cittadini, perché naturalmente si tratta di ribaltare su altri o sul sistema più allargato l’onere, che è un onere pesante”.
Il ministero di Urso rivendica un calo “anche per effetto degli adeguamenti al ribasso indicati dalle compagnie”, con riduzioni per il gasolio “fino a -8 cent al litro rispetto alla giornata di ieri”. Ma ilfattoquotidiano.it ha calcolato che la riduzione media si ferma a 0,0047 euro. Praticamente nulla. Come sempre, insomma, i prezzi alla pompa – che ad ogni aumento del greggio vengono prontamente ritoccati al rialzo, nonostante la materia prima venduta oggi sia stata probabilmente acquistata mesi fa – non scendono con la stessa velocità quando le quotazioni di Brent e Wti calano. Lungo la rete stradale il prezzo medio al self service è 1,789 euro/litro per la benzina e 2,181 euro per il gasolio, in autostrada 1,823 euro per la benzina e 2,204 per il gasolio. L’ultimo dato è addirittura in aumento da 2,203 euro al litro del giorno prima.
Peraltro i mini cali sono a macchia di leopardo e “in alcune parti d’Italia ci sono stati gli ennesimi rincari nonostante anche ieri i prezzi del petrolio siano comunque rimasti, nonostante le incertezze relative all’effettività della tregua, sotto i 100 dollari”, nota Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. Per il gasolio, in Abruzzo si registra in media un aumento di 20 cent per un pieno di 50 litri, in Sicilia di 10 cent e in Basilicata di 5 cent. Al contrario in Liguria il risparmio è di 85 cent a rifornimento. Per la benzina, la regione peggiore in termini di variazione tra il prezzo è la Valle d’Aosta, unica a registrare un rialzo. “E’ incredibile. Purtroppo, si conferma che la moral suasion serve a ben poco”, commenta Dona
Secondo una stima dell’Enea, nel solo mese di marzo il conflitto in Medio Oriente è costato all’Italia almeno mezzo miliardo in termini di maggior costo del gas importato. “Nel caso del petrolio una stima conservativa porta a un extracosto delle importazioni di oltre mezzo miliardo di euro”, aggiunge l’esperto Francesco Gracceva, curatore dell’analisi sul mercato energetico italiano. Extracosti a cui va sommata la spesa destinata al taglio delle accise: una misura che equivale a sussidiare la domanda, esattamente il contrario rispetto a quello che sarebbe necessario fare in una fase in cui l’offerta è insufficiente e le scorte scarse.
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