Così Davide Francesco Sada del podcast ‘Il bazar atomico’ sbarca a teatro con ‘La felicità fa i soldi’
Negli ultimi anni, Il Bazar Atomico si è imposto come uno dei podcast culturali più seguiti e interessanti del panorama nazionale. Un podcast indipendente, nato nel 2020 e condotto da Davide Francesco Sada, che propone conversazioni lunghe e non editate sui temi più disparati, come da presentazione del canale Youtube, come ad esempio: “Esperimenti mistici, imprenditoria eroica, neuroscienze, body & mind hacking, arte, natura selvaggia, supercibi, survivalism, magia, geopolitica e altre deflagrazioni”.
Al di là del fascino per le tematiche peculiari affrontate nelle conversazioni e alcune posizioni provocatorie su temi come il “woke” o il libero mercato, la caratteristica distintiva del podcast, dal renderlo intrigante a livello trasversale, è la totale libertà espositiva concessa agli ospiti, con un ventaglio dall’ampiezza spiazzante quanto feconda di dialoghi proposti: da volti noti del giornalismo come Roberto Saviano, Andrea Scanzi e Gad Lerner a esperti esoterici come Massimo Introvigne o Alessandro Mazzi, fino a sorprendenti conversazioni mistiche con Vinicio Capossela e Maurisa Laurito (!).
Personalmente, ho avuto il piacere di essere intervistato due volte dal Bazar, la prima volta sull’”esoterismo in politica” e la seconda sulla meditazione: due puntate per me importanti non solo perché testimoniano la mia forza di volontà, avendo perso più di 40 chili tra un appuntamento e l’altro (un vero e proprio spot “prima e dopo la cura”), ma soprattutto per l’assoluta libertà concessami da Davide Sada, con cui è nata una spontanea amicizia. Difficile riassumere la figura di Davide in poche parole, proverò con: imprenditore, meditante, autore, podcaster, fautore di un approccio interdisciplinare fondato sul caos creativo, co-fondatore dal 2010 assieme a Enrico Garzotto, di MoneySurfers, prima academy in Italia dedicata alla “ricchezza consapevole”. Che vuol dire?
Venerdì 17 aprile lo si spiegherà al Teatro Excelsior di Empoli. Ci sarà, infatti, il debutto di uno spettacolo (che verrà riproposto in un’importante data milanese il 7 maggio al Teatro Lirico Giorgio Gaber) dedicato al tema con un titolo provocatorio: La felicità fa i soldi. Un titolo volutamente paradossale, una suggestione evocativa più che una solida argomentazione logica. Lo spettacolo riprende il titolo di uno dei due best-seller scritti da Sada e Garzotto: prima del successo di Life Design. Come trovare e monetizzare la propria vocazione professionale (Sperling & Kupfer, 2021), i due avevano scritto proprio La felicità fa i soldi. Ricchi dentro e fuori con lo yoga finanziario (Macro, 2017), che si fonda su un assunto semplice nel suo rovesciamento del senso comune: “La Felicità fa i Soldi, e non il contrario, e il denaro si comporta come una bella donna o un bell’uomo: respinge chi è troppo appiccicoso. Spostando l’attenzione verso le proprie più intime e sincere vocazioni, il denaro inizierà a corteggiarci molto presto”.
Una collisione concettuale, per alcuni valoriale, che fa scatenare la riflessione non banale e controintuitiva alla base dello spettacolo: il denaro è un sottoprodotto dell’azione consapevole, non il fine. La ricchezza non è solo un parametro economico, ma l’effetto dell’allineamento fra dimensione interiore ed esteriore. Da qui scaturisce la nozione, controversa e per molti “blasfema”, di Yoga Finanziario, come unione tra mondo materiale e spirituale.
Al di là degli slogan accattivanti, è chiaro il senso del discorso: distinguere tra il livello di guadagno istintivo (per pagare le spese e garantirsi la sopravvivenza), quello più emotivo (l’attaccamento ansioso alla “roba” di verghiana memoria) fino al raggiungimento della ricchezza consapevole (ovvero il successo economico come risultato spontaneo dell’allineamento con la propria vocazione). Un tema che, per chi vorrà approfondire, affrontiamo con spunti diversi anche ne La Cucina Alchemica, il podcast di Bloom che ho il piacere di condurre con Danilo Simoni.
Al di là dei punti di vista, credo che l’approccio proposto di critica al lavoro tradizionale, visione non moralistica del denaro e apertura a temi fuori dagli schemi convenzionali (meditazione, psichedelici, spiritualità non istituzionale) rappresenti un invito ad aprire la mente, decostruire sterili automatismi e affrontare con astuzia mercuriale l’ennesima crisi incombente.
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