Fondi al cinema, lasciano due membri della commissione ministeriale. Il critico Mereghetti: “Distanza da certe scelte”
Il critico cinematografico Paolo Mereghetti e il consulente editoriale Massimo Galimberti si sono dimessi dalla commissione del ministero della Cultura che assegna i contributi selettivi al cinema. Entrambi gli esperti hanno comunicato ufficialmente le dimissioni al capo della Direzione Cinema e audiovisivo, Carlo Giorgio Brugnoni. La notizia arriva alla vigilia del question time in cui il ministro, Alessandro Giuli, dovrà rispondere a un’interrogazione del Pd sul mancato finanziamento del docufilm “Tutto il male del mondo” su Giulio Regeni, escluso dai fondi erogati quest’anno in favore – tra le altre opere – di una produzione sulla vita di Gigi D’Alessio.
Contattato dall’agenzia di stampa AdnKronos, Galimberti conferma di aver inviato “una semplice lettera di dimissioni, dopo molti anni di lavoro nella commissione” per “una difformità di vedute sui criteri di valutazione delle opere”, che “non riguarda solo un caso” e “non vuole essere un atto di polemica nei confronti della Direzione generale cinema”. Mereghetti, storico critico del Corriere della sera, precisa invece di aver ritenuto giusto dimettersi pur “facendo parte di una sottocommissione diversa” da quella che ha deciso sul docufilm di Regeni: “Volevo sottolineare la mia distanza da certe scelte, un discorso di coerenza”, dice all’agenzia LaPresse.
Sulla vicenda il Partito democratico ha depositato un’interrogazione, a prima firma della segretaria Elly Schlein, a cui Giuli risponderà mercoledì in Aula alla Camera. Nel testo si sottolinea come il documentario su Regeni sia stato giudicato “non meritevole di sostegno pubblico”, con una decisione definjta “difficilmente comprensibile e priva di adeguata motivazione”, I dem parlano di una scelta “soltanto politica”, evidenziando “l’anomalia di una bocciatura che colpisce un’opera già realizzata, premiata e ampiamente riconosciuta”. Secondo il Pd, le nuove regole avrebbero determinato “una forte centralizzazione politica delle scelte”, “riducendo i meccanismi automatici e trasparenti” e “orientando di fatto anche le scelte artistiche”.
Affonda anche la deputata di Alleanza Verdi e Sinistra Elisabetta Piccolotti, componente della Commissione Cultura: “La decisione sul documentario dedicato a Giulio Regeni è l’ennesima prova di un sistema che proclama il merito a parole e lo calpesta nei fatti“, accusa Piccolotti. In questo contesto, le dimissioni di Paolo Mereghetti sono un atto di grande rilevanza: un gesto di coerenza che denuncia un meccanismo compromesso che favorisce solo compari, amici e multinazionali. Chi resta e tace se ne assume la responsabilità. Chi non si riconosce in questo sistema clientelare dovrebbe fare lo stesso passo”.
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