Caso Claudia Conte, credo poco alle letture riduzioniste: piuttosto, mi sembra tutto parte di un disegno
Perché Claudia Conte, giornalista e prezzemolina professionista, un personaggio piuttosto comune nel sottobosco politico-televisivo, una che vive di ospitate e di incarichi più o meno retribuiti, che dipende insomma da chi la protegge e sostiene, decide di far saltare il tavolo, consapevole, perché non può non esserlo, che i suoi incarichi e le sue consulenze sarebbero state passate al setaccio e quasi tutte azzerate? Soprattutto: perché sollecita e concorda l’infausta domanda con un giornalista, Marco Gaetani, voce di radio Atreju, ovvero un’emittente legata a filo doppio al vertice di Fratelli d’Italia e direttamente alle sorelle Meloni?
E’ possibile credere che il giovanotto non abbia informato i vertici del partito di un botta e risposta che coinvolgeva in modo pesantissimo il titolare del Viminale? Perché sceglie proprio quella sede per il gigantesco sputtanamento del ministro dell’Interno Piantedosi? Claudia Conte è solo una sprovveduta in cerca di pubblicità, che non capisce che dal disvelamento della sua relazione col ministro Piantedosi le sarebbero arrivati solo guai? Ha voluto forzare l’amante a chiarire con la sua in famiglia, spingerlo a lasciare la moglie? Sinceramente credo poco a queste letture riduzioniste.
Quello che è avvenuto appare piuttosto espressione di un disegno. Lo scandalo sessuale, l’ennesimo che coinvolge questo governo, ha un peso diverso rispetto alle liaison societarie di Delmastro con la famiglia di un prestanome della camorra. Se bisogna naufragare su uno scoglio – potrebbe essere questo il ragionamento fatto nel cerchio magico di FdI – meglio farlo su uno scoglio non troppo appuntito e che coinvolge un altro partito della coalizione.
Sta di fatto che se salta il ministro dell’Interno, non una qualsiasi Santanché, il governo deve trarne le conseguenze, ovvero arrivare ad un vero rimpasto, con dimissioni e richiesta di fiducia parlamentare. Una strada la cui fine non è necessariamente scontata. Se la fiducia non arrivasse, per Giorgia Meloni la strada da prendere in tempi rapidi sarebbe solo quella che porta nello studio di Sergio Mattarella per chiedergli – con argomenti difficili da contestare – lo scioglimento delle Camere e il voto anticipato; elezioni insomma prima che il disastro economico che si profila all’orizzonte, con impennata fuori controllo dei costi dell’energia, aumento del deficit e persino razionamento dei carburanti, distrugga il consenso elettorale di cui ancora gode, almeno nei sondaggi, la maggioranza.
Il sorpasso del campo largo non è più un’ipotesi teorica, ma piuttosto un’eventualità, che diventerebbe un incubo se Meloni fosse ancora a Palazzo Chigi durante quella che si profila essere la tempesta perfetta. Votare prima possibile, anche senza la riforma elettorale, potrebbe essere una scialuppa di salvataggio sulla quale salire, prima di essere costretti a finire sulla “Zattera della Medusa”. Salterebbe il progetto di prendere tutto, di avere i pieni poteri e poter eleggere da soli anche il Capo dello Stato, ma sempre meglio di essere travolti.
Se il progetto fosse questo, la prezzemolina ciociara può essere il grimaldello per spalancare il portone che conduce alle elezioni. Il prezzemolo, come è noto, si può mettere in qualunque piatto, ma si sa pure che è una pianta un po’ tossica, ed è strettamente imparentata con la cicuta.
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