Salto con gli sci, l’Italia chiude il quadriennio olimpico senza acuti. Però l’orizzonte 2030 non è fosco
L’Italia del salto con gli sci ha archiviato una stagione 2025-2026 che non può essere definita soddisfacente. Complessivamente, i risultati non sono stati deficitari, però neppure eclatanti. Lo si può classificare come un inverno senza infamia e senza lode. Di sicuro, la nota più lieta è rappresentata dalla crescita di un paio di atleti. Proprio da loro è giusto partire, conferendogli i meritati riflettori della ribalta.
Martina Zanitzer ha confermato di essere saltatrice di talento e su cui puntare in ottica futura. Bene ha fatto chi aveva deciso di investire su di lei, cercando di valorizzarla il più possibile anche quando non aveva ancora risultati di rilievo. La ventenne friulana ha saputo trovare la propria dimensione nel massimo circuito, entrando a più riprese fra le prime 30. Si tratta di un progresso che lascia presupporre come si possa proseguire sulla medesima falsariga, considerando come i suoi quadrienni olimpici sono destinati a essere quelli del 2030 e del 2034.
Sempre dal Friuli Venezia Giulia arriva anche l’altra nota più lieta del 2025-2026 azzurro. Si parla di Francesco Cecon, finalmente riuscito a far breccia in zona punti in Coppa del Mondo. Al ventiquattrenne figlio d’arte, sinora, era sempre mancata soprattutto la fiducia, poiché le qualità atletiche erano evidenti e non potevano essere messe in discussione. Parliamo di un ragazzo classe 2001 in una disciplina in cui c’è chi vive i momenti migliori fra i 30 e i 35 anni. Insomma, c’è tutto lo spazio per costruirsi una carriera di rispetto, se adeguatamente seguito e supportato come meriterebbe.
Non hanno invece rubato l’occhio le punte del movimento tricolore. Intendiamoci, non hanno certo demeritato, però globalmente la loro stagione è stata priva di acuti. Annika Sieff è stata un manifesto di solidità, essendo entrata (quasi) sempre in zona punti. La domanda è se la ventiduenne trentina riuscirà a effettuare il proverbiale scatto in avanti, in quanto sembrerebbe essersi plafonata nella zona di classifica fra il 15° e il 30° posto. È giovane e il futuro è dalla sua, evolvendo come tante altre hanno saputo fare, avrà modo di scalare ulteriormente le classifiche. Sul salto secco si è intravisto un potenziale più alto del livello attuale, dunque per aspera ad astra, come dicevano i latini.
Poco da dire, invece, sulle stelle del settore maschile. Alex Insam ha vissuto inverni migliori, mentre Giovanni Bresadola è ripartito dopo un lunghissimo stop per infortunio, con tutti gli annessi e connessi del caso. Non era scontato ritrovare certi automatismi, ma il trentino ha avuto modo di testimoniare come possa essere recuperato appieno a partire dal 2026-2027.
Allo stesso modo, si spera che il medesimo sentiero possa essere battuto da Lara Malsiner, grande assente del 2025-2026 italiano. D’altronde, la sudtirolese si è gravemente infortunata ad agosto 2025 e ha dovuto rinunciare all’intera annata. L’augurio è di rivederla dove aveva saputo proporsi con costanza in passato, ossia (almeno) allo stesso livello di Annika Sieff.
Prima di chiudere, non può essere dimenticata Martina Ambrosi, che vanta tanti tratti in comune con il Francesco Cecon citato in precedenza. Non solo l’anno di nascita e il paradigma di chi sull’atletismo fonda le proprie fortune, ma anche nella capacità di salire di colpi in età non più verdissima e con tanto silenzioso lavoro.
Insomma, il ciclo olimpico 2022-2026 si è chiuso, tuttavia quello del 2026-2030 non comincia con presupposti negativi. C’è materiale umano con cui lavorare per garantire un avvenire al salto con gli sci italiano. Magari non da protagonista assoluto, ma da solido componente del cast di supporto della disciplina a livello globale.