Mafia serba, tigri di Arkan e simboli cetnici. La faida rom a Milano: “Ci sarà fuoco e sangue, siamo tutti assassini”
Quando le due berline scure targate Belgrado sono arrivate davanti a una pizzeria lungo la circonvallazione, gli investigatori hanno iniziato a temere il peggio. Davanti ai loro occhi iniziava a materializzarsi quella faida sanguinosa che per mesi avevano ascoltato nelle decine di video postati sui social. Guerra a Milano. Dichiarata e aperta per un furto di droga da quasi un milione di euro. A contendersi il banco, non tanto dello spaccio, ma del controllo criminale della città, due bande di etnia Rom in stretti rapporti con la mafia serba e con il suo esercito di spie e paramilitari, legati alla storia sanguinaria delle Tigri di Arkan, al secolo Zeljko Raznatovic, il cui esercito illegale di tagliagole ha infestato la guerra della ex Jugoslavia.
Insomma, nulla da invidiare ai clan italiani. La storia, unica nel suo genere a livello nazionale, sta nelle pieghe di una inchiesta antidroga dell’antimafia di Milano, coordinata dal pm Rosario Ferracane e dal Goa della Guardia di finanza. A finire indagate circa venti persone e buona parte del clan Cizmic, origini rom. A dare la stura all’inchiesta, i verbali di due nuovi collaboratori di giustizia, gli ex narcos Enzo e Tommaso Pellegrino. Saranno loro a mettere a fuoco il profilo della famiglia Cizmic che tra la Spagna e il campo nomadi di Baranzate a Milano gestisce un ormai decennale traffico di droga in collegamento con soggetti della mafia italiana. Sotto sequestro una Ferrari 296 GTB del valore di circa 300mila euro e una BMW M4 Competition del valore di circa 100mila euro.
Ma non c’è solo questo. Sullo sfondo si osserva l’esistenza di un’associazione criminale con tutte le caratteristiche di una cosca mafiosa, se pur l’aggravante dell’articolo 416 bis non sia contestata. Ma la violenza, le spedizioni punitive, la disponibilità di armi e di soldi da usare per sostenere i carcerati è perfettamente fotografata nell’indagine. In piazzale Maciachini, dunque, quella sera d’estate del 2025 qualcosa sta per accadere. Qualcosa che tempo prima era stato già riassunto così dagli inquirenti: “Il traffico di droga del gruppo Cizmic si declina in un panorama di assoluta pericolosità sociale e per la sicurezza pubblica”. Il gruppo “attivo secondo una struttura organizzata, opera in un teatro di malaffare dove sono presenti altre fazioni con cui entrano in contrapposizione per l’egemonia territoriale che interessa principalmente la zona di Milano”. In lotta, dunque, con l’uso “di armi, sia bianche che da fuoco, di cui dispongo per compiere crimini di estrema gravità quale la soppressione fisica dei contendenti”. E infine “un elemento inquietante consiste nella circostanza per cui” queste gang “attraverso le loro ramificazioni su scala internazionale, possano vantare alleanze con gruppi paramilitari di origine balcanica per loro natura pronti ad agire in ogni momento anche in Lombardia”.
Insomma, un allarme non da poco, tanto più che la famiglia Cizmic e il clan rivale “potrebbero utilizzare aree pubbliche per fronteggiarsi mettendo in grave pericolo anche persone estranee agli ambienti criminali”. Il rischio di una strage risulta concreto seppur, dopo gli arresti dello scorso febbraio, al momento sembra scongiurato. Tutto inizia nel giugno del 2024, quando al gruppo Cizmic sparisce un carico di droga da 800mila euro. “Cosa devo fare fra – spiega Ante Cizmic – un grosso problema, 800 mila ho perso, hanno preso tutto dalla macchina”. Così la famiglia, capeggiata da Demal Cizmic, si mette alla caccia del colpevole, individuandolo in un soggetto che staziona presso un bar di Baranzate, più noto come “bar degli scalini”. Il colpevole presunto sarà avvicinato e picchiato a sangue da Cizmic su mandato del capo famiglia Demal detto Dzemica.
A narrare la storia è un soggetto, poi identificato in Marko M. nato nel villaggio serbo di Bogdanovica, che posta un video dal profilo Fb Miroslav Milano. “Dzemica – spiega Marko M. – ha mandato la loro mafia agli scalini di Baranzate”. Quindi mette sul banco due milioni di euro “per farlo scomparire, a lui e ai figli. Dzemica sarà morto, ormai hanno un grosso problema”. La faida inizia così e prosegue peggio con l’ingresso sulla scena di tale Goran Dubai a sostegno di Marko M., e contro i Cizmic, i quali, nell’agosto 2025, durante una diretta Fb fatta dai tavolini del locale milanese So Milano vicino a Corso Como, lanciano le loro minacce: “Goran vuole staccare le teste, che gli zingari lo vengano a sapere”. Uno dei figli di Demal Cizimic poi urla: “Sono qua per cercarti (…). Vedrai chi sono! Per noi si preparano duecento persone! La nostra equipe di Belgrado arriva. Mica si chiacchiera. Da noi non parlano, vengono, menano e vanno via! Incontriamoci che ci spariamo con le utoke (pistole, ndr). Ci sarà fuoco e sangue a Milano, lo dovete sapere. Noi abbiamo amici di Belgrado”.
Poco meno di un anno fa, a Milano si stava preparando una guerra. Anche perché la risposta di Goran Dubaj non si è fatta attendere. Si tratta di un video che ha creato allarme. Annotano gli inquirenti: “Sul profilo Fb Goran Dubaj veniva pubblicato un video ove appariva un uomo di 30 anni con occhiali da sole, passamontagna, giubbetto antiproiettile e un machete in mano. Dietro di lui, a favore di telecamera, un gruppo di individui che mostrava due bandiere della Repubblica Serba. E tutti i soggetti indossavano t-shirt e passamontagna recanti: due pistole, il simbolo della Repubblica serba e il volto di una tigre quale simbolo del gruppo paramilitare denominato le Tigri di Arkan”. Sempre nel video, girato in una zona periferica di Milano, l’uomo minaccia Demel Cizmic: “Sono venuto qui per uccidere, è venuta la Serbia a Milano”. Quindi, mettendo in mostra armi da guerra, e mostrando le tre dita tese, segno dei gruppi cetnici nazionalisti serbi, avvertiva: “ E’ venuta da me la vera mafia serba di Belgrado. Saluti a tutti, saluti, qui è arrivato l’esercito dalla Serbia. Guarda cosa faccio. Tutti assassini qui. E’ venuto l’esercito per te”. Dopodiché i toni si sono congelati, molti delle varie fazioni si sono dispersi tra Spagna e Francia. Gli arresti hanno congelato gli animi di guerra, anche se la facilità di movimento, la violenza, la ricchezza degli affari, i contatti e le armi rendono la faida un pericolo sempre attuale.
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