“Pasolini canta Pound”: nel saggio di Pennisi il testamento salentino che unisce due grandi poeti “scandalosi”
Cosa resta di Ezra Pound nell’opera e nel pensiero di Pier Paolo Pasolini? Che legame profondo unisce – andando oltre la vita e la morte – due figure tanto diverse, ma entrambe considerate scandalose agli occhi dei loro contemporanei? Queste sono alcune delle domande a cui prova a rispondere Pasolini canta Pound. Il testamento salentino (Algra Editore), il libro dell’architetto e saggista Isidoro Pennisi, che ricostruisce con rigore e poesia l’ultima giornata pubblica di Pasolini in Italia, il 21 ottobre 1975 tra Lecce e Calimera. Attraverso un affascinante intreccio di testimonianze, fotografie scomparse e memoria viva, l’autore ci conduce nel cuore di un’intesa che non è solo letteraria, ma profondamente culturale e politica.
Gli incontri tra Pasoli e Pound
Pasolini e Pound si sono incontrati realmente solo tre volte: a Spoleto per reading di poesia, a Zafferana Etnea durante la giuria del Premio Brancati, e infine a Venezia, per la celebre intervista Rai realizzata a casa di Pound. «Pound muore nel 1972 – ci dice Pennisi – e da quel momento Pasolini radicalizza l’uso delle citazioni e dei rimandi al poeta americano in ogni occasione, anche in ambito cinematografico. È come se Pasolini sentisse il dovere di farsi carico delle idee di Pound, nonostante ciò complicasse il suo rapporto con il mondo culturale e la gioventù italiana, che vedeva Pound come un fascista, quindi un interlocutore inaccettabile anche da morto».
L’omaggio di Pasolini a Pound: il testamento salentino
L’ultimo atto creativo di Pasolini, al convegno di Lecce, è stato una poesia ibridata, una fusione originale tra la sua voce e quella di Pound, un atto di sfida che suscitò durissime reazioni. «Il pomeriggio a Calimera», ci ha raccontato Pennisi, «Pasolini ricevette invece l’ultima carezza pubblica dall’umanità che amava, ascoltando musicisti di musica tradizionale salentina in lingua grica. Quel momento, per me, sintetizza il senso dell’incontro tra Pasolini e Pound: la Rivoluzione Industriale ha messo al centro l’individuo e ha cancellato i valori di appartenenza a città, tribù e famiglie, lasciando solo la biografia individuale e il tempo presente. Quel pomeriggio a Calimera, incontrando quelle persone, ho percepito quanto ancora appartenessero a quella terra, a quella lingua, a quella geografia».
Un legame oltre gli scogli generazionali e ideologici
Rispondendo ai nostri interrogativi sul reale e impossibile incontro tra i due poeti, Pennisi ci ha spiegato: «Dal punto di vista logico, l’incontro reale e culturale tra Pasolini e Pound non poteva concretizzarsi appieno, per differenze generazionali e ideologiche. Pound nasce a fine Ottocento, Pasolini a inizio Novecento; Pound si forma criticando la Rivoluzione Industriale e il Positivismo, Pasolini nasce in una realtà dominata dalle Democrazie Liberali post Seconda Guerra Mondiale. Nel libro parlo di una “mano invisibile”, nel senso dato da Adam Smith, come un filo nascosto che guida la confluenza dei due personaggi, legati da un’adesione comune a un concetto sociale, politico e culturale fondato sull’appartenenza, la genealogia e la sovrabiografia».
«Nessuno dei due è anti-moderno – spiega – ma entrambi vedono nelle Democrazie Liberali e nel Capitalismo un veleno antropologico per la civiltà, una “nuova preistoria”, per usare parole di Pasolini. Restano un fascista e un marxista, ma condividono lo stesso nemico: il mercante, i mercati, il materialismo e il positivismo, che sono sinonimi sostanziali anche se non grammaticali».
Attraverso queste parole, Pennisi ci consegna una chiave di lettura che va oltre la semplice biografia e invita a comprendere Pasolini e Pound come due figure che incarnano una critica radicale e condivisa alla modernità, alle sue dinamiche e alla perdita di senso di appartenenza. Pasolini canta Pound si presenta, insomma, come un’opera necessaria per chi voglia avvicinarsi non solo alla storia di due grandi poeti, ma alla crisi culturale e antropologica della nostra epoca. E forse di ogni epoca.
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