Guerra legale sul governo del Monte dei Paschi di Siena: esposto della banca contro la ricandidatura dell’ad Lovaglio
Dopo il ritiro delle deleghe, la guerra legale: Mps fa terra bruciata intorno all’ex amministratore delegato Luigi Lovaglio che, dopo essere stato escluso dalla rosa del consiglio uscente per il rinnovo del board, è tornato in corsa grazie al sostegno del piccolo azionista Plt della famiglia Tortora, che ha depositato una sua lista concorrente per riportarlo alla guida della banca senese. All’iniziativa, arrivata a sorpresa l’ultimo giorno utile, sabato 21 marzo, il consiglio ha risposto prima riordinando la sua proposta e poi sterilizzando i poteri di Lovaglio. Dopo di che ha presentato un esposto a Bce, Consob e Bankitalia. Secondo quanto trapelato, i legali ingaggiati dalla banca ritengono che, visti i suoi doveri nei confronti dell’istituto e del cda, l’amministratore delegato avrebbe dovuto rendere noto prima l’accordo con Plt. Quest’ultima, poi, sempre secondo i consulenti di Siena, avrebbe dovuto chiedere un’autorizzazione alla Bce prima di presentare la lista.
Insomma, man mano che ci si avvicina alla data del voto, la battaglia si fa più intensa e ognuno si gioca le sue carte. Pierluigi Tortora dal canto suo ha preso carta e penna per scrivere agli azionisti della banca, criticando le scelte fatte dal cda e mettendo in risalto la qualità delle figure che la sua società ha messo in corsa per il nuovo board, facendo “una scelta di governance chiara in un momento cruciale”. La lista di Plt, sostiene, vuole rispondere a “un fallimento della governance” della banca, visto che “senza una spiegazione pubblica” è stato escluso “l’architetto del rilancio” del Monte, Lovaglio, “proprio nel momento in cui la continuità della leadership è più importante”. L’imprenditore romagnolo ritiene inoltre che la proposta del consiglio uscente susciti delle preoccupazioni degne dell’attenzione degli azionisti della banca. Primo per una questione di coerenza: “Lo stesso Consiglio che aveva pubblicamente attribuito la ripresa della banca alla leadership del sig. Lovaglio ha ora presentato una lista che lo esclude completamente – è la ricostruzione -. Non più tardi del 5 dicembre 2025, quello stesso consiglio aveva ribadito all’unanimità l’idoneità del signor Lovaglio in un comunicato stampa ufficiale. Nessuna spiegazione pubblica è stata fornita per questo cambiamento di rotta nei tre mesi successivi. Gli azionisti hanno il diritto di chiedere cosa sia cambiato e perché”.
Poi c’è la questione della continuità. Tortora critica la candidatura ad amministratore delegato di Fabrizio Palermo, perché è estraneo al consiglio di amministrazione della banca e “non possiede alcuna conoscenza diretta della governance della banca, dei suoi rapporti con le autorità di vigilanza, delle sfide legate all’integrazione o del
quadro operativo alla base degli obiettivi dei piani aziendali”. Secondo l’imprenditore, “tale nomina potrebbe causare inutili ritardi nell’attuazione dell’attuale piano di integrazione e crescita. Si tratta di un rischio che noi, in qualità di azionisti, non possiamo permetterci di correre”. L’assemblea del 15 aprile 2026, ricorda in conclusione il patron di Plt, “non è un evento di governance di routine. È in corso una fusione rivoluzionaria. È stato appena reso pubblico un piano quinquennale. Le tensioni di governance a livello di consiglio di amministrazione sono ormai di dominio pubblico. E la Bce sta monitorando attentamente il rispetto delle disposizioni di vigilanza rafforzata da parte del gruppo”. Gli azionisti si troveranno davanti a una “scelta di governance binaria e determinante”. Da una parte c’è la proposta del mittente che ricandida Lovaglio. “L’alternativa – conclude la lettera – è nominare un Ceo che non ha mai fatto parte del consiglio di amministrazione di BMPS, proprio nel momento in cui un’integrazione che vale sinergie per 700 milioni di euro si trova nella sua fase più delicata. Riteniamo che gli azionisti comprendano cosa comporti tale scelta”.
A tal proposito in un editoriale pubblicato da Reuters si legge che “l’allontanamento di Lovaglio aumenta il rischio che il suo successore sia meno in grado di raggiungere quelli che sono sempre sembrati obiettivi di sinergia piuttosto ambiziosi. Un altro interrogativo fondamentale è se la banca porterà a termine il proprio piano di delisting della restante quota del 13% di Mediobanca e di fusione con Mps, un’operazione che il consiglio di amministrazione ha approvato, ma che necessita dell’appoggio degli azionisti”. Secondo il columnist Neil Unmack, il consiglio uscente si trova “in una posizione delicata: sta proponendo che un candidato che non ha mai guidato una banca commerciale sostituisca l’artefice dell’operazione Mediobanca. Palermo è anche amministratore delegato di Acea, un’azienda di servizi pubblici sostenuta da Caltagirone. L’esito è difficile da prevedere, date le nuove regole di voto italiane per le società quotate, che possono richiedere l’approvazione degli amministratori sia come lista che individualmente. C’è il rischio di un consiglio frammentato o diviso“. Secondo l’agenzia finanziaria inglese, quindi, “il modo più rapido per Mps e Palermo di riparare al danno sarebbe quello di placare i timori che l’integrazione possa subire dei ritardi”. E magari chiarire i progetti sulla partecipazione in Generali che fanno del Monte il primo azionista di Trieste. “Finché non si sarà risolto il caos a livello di governance, gli investitori internazionali potrebbero decidere di stare alla larga”, è la conclusione.
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