Addio Onlus: cosa cambia dal 31 marzo 2026 per il non profit
Addio onlus. La fine di marzo segna una rivoluzione per il mondo del non profit italiano. La Riforma del Terzo settore entra nella sua fase più concreta: dal 31 marzo la qualifica di onlus scompare definitivamente e cambia il regime fiscale e giuridico per migliaia di enti. Una trasformazione normativa, ma che incide direttamente su identità, sostenibilità economica e futuro delle organizzazioni, dopo decenni.
Addio onlus: cosa succede dal 31 marzo 2026
Il primo grande cambiamento è la scomparsa della qualifica di onlus. Dal 1° gennaio 2026 l’Anagrafe unica è già stata cancellata, ma è il 31 marzo la data chiave: entro questa scadenza le organizzazioni devono completare il passaggio al nuovo sistema. A metà marzo risultavano iscritte al Registro unico nazionale del Terzo settore (RUNTS) poco più di 7mila organizzazioni, delle oltre 21mila presenti nella vecchia anagrafe onlus. In pratica solo una su tre ha già completato la transizione. Per tutte le altre la scadenza ormai è imminente. Passare al Registro unico nazionale del Terzo settore non è una formalità burocratica. Significa scegliere una nuova identità giuridica tra quelle previste dalla riforma: associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato, enti filantropici o altre forme. Oppure significa prendere la strada di modelli alternativi, come l’impresa sociale. Una decisione che incide su governance, attività e trattamento fiscale.
Nuovo fisco per il non profit: regole, tasse e adempimenti
C’è poi il grande cambiamento fiscale. Con la fine delle onlus, scompaiono molte delle agevolazioni storiche che avevano caratterizzato il settore. Viene modificato il sistema che non si basa più su un elenco preciso di attività considerate «agevolate», ma valuta come queste attività vengono svolte e quale impatto producono sull’interesse generale. Conseguenze? Alcune attività potranno continuare a essere considerate non commerciali anche se prevedono corrispettivi, purché svolte in equilibrio economico e senza finalità lucrative. Ma tutte le attività che assumono natura commerciale saranno soggette a tassazione ordinaria, con applicazione dell’IRES e obblighi IVA. Per molte organizzazioni, questo significa dire addio a regimi semplificati e affrontare una gestione più complessa: nuovi obblighi contabili, fatturazione elettronica, liquidazioni periodiche IVA, e una maggiore strutturazione amministrativa. Eccezioni? Alcune categorie, come le organizzazioni di volontariato (ODV) e le associazioni di promozione sociale (APS), potranno accedere a un regime forfettario specifico se restano sotto determinate soglie di ricavi, con coefficienti di redditività ridotti e semplificazioni sugli adempimenti.
Riforma Terzo Settore: scadenze, rischi e cosa succede a chi non si adegua
Il 31 marzo 2026 è una scadenza fondamentale. Le onlus che non presenteranno domanda di iscrizione al Registro unico nazionale del Terzo settore entro fine marzo dovranno affrontare conseguenze rilevanti. Innanzitutto, la perdita dell’accesso al cinque per mille, una delle principali fonti di finanziamento per molte realtà del non profit. Anche gli enti già presenti negli elenchi permanenti non potranno più beneficiarne, senza l’iscrizione al nuovo registro. C’è poi il rischio giuridico. La mancata iscrizione comporta la perdita definitiva della qualifica e può portare alla devoluzione del patrimonio dell’ente ad altri soggetti del Terzo settore, previo parere delle autorità competenti. Non adeguarsi significa quindi mettere a rischio la stessa esistenza dell’organizzazione.
Per rispettare la scadenza, la procedura di iscrizione deve essere completata online attraverso il portale RUNTS, con accesso tramite SPID o carta d’identità elettronica. È necessario presentare statuto aggiornato, atto costitutivo e bilanci, oltre a verificare eventuali obblighi di governance come la nomina di organi di controllo.