L’Iran minaccia Zelensky: Ucraina bersaglio militare legittimo, fornisce assistenza a Usa e Israele
Su Zelensky arriva una nuova minaccia, stavolta da Teheran. Si alza infatti, il livello dello scontro in Medio Oriente dopo che l’Iran ha menzionato tra i suoi bersagli militari legali anche il territorio ucraino.
Il governo di Kiev ha “fornito supporto sui droni” a Israele e pertanto può essere considerata “un obiettivo militare legale e legittimo” per l’Iran. Lo ha affermato il presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del Parlamento iraniano, Ebrahim Azizi citato dai media israeliani. Le conseguenze militari? Al momento sono difficilmente ipotizzabili nel concreto, ma la minaccia estende il raggio di azione a una zona finora esclusa dallo scenario bellico.
Le ragioni dell’annuncio di Teheran arrivano dopo l’annuncio di Zelensky: “Aiutiamo chi ci aiuta”, ha affermato il presidente ucraino, formalizzando l’invio di specialisti nel contrasto ai droni iraniani Shahed in Qatar, negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita.
Kiev ha fatto tesoro militare di 4 anni di conflitto
Dopo quattro anni di conflitto, il governo di Kiev ha così trasformato la necessità in virtù, consolidando capacità produttive e logistiche che oggi la posizionano come un attore strategico non solo sul fronte europeo, ma anche nello scacchiere mediorientale. In un ribaltamento dei ruoli geopolitici, l’Ucraina si schiera in questa maniera apertamente al fianco degli alleati occidentali per contrastare il regime di Teheran, principale fornitore di droni della Russia.
Una mossa che risponde ad alcune premesse fondamentali. Le forze armate ucraine possiedono oggi un’esperienza unica al mondo nella neutralizzazione degli Shahed, avendo affrontato oltre 57.000 attacchi di questo tipo. L’altro dato da non sottovalutare, il fatto che il governo iraniano è stato finora un alleato strategico di Putin. Infine, c’è una chiara componente politica: Zelensky punta a riallacciare i rapporti con Donald Trump, che ha recentemente incalzato il leader ucraino affinché acceleri i negoziati di pace con Mosca.
L’operazione, che si inserisce nel contesto dell’offensiva “Epic Fury”, vede quindi l’Ucraina impegnata sia a livello materiale che logistico. L’Institute for the Study of War (ISW) ha confermato il dispiegamento di militari ucraini nell’area del Golfo e in Giordania, dove droni intercettori di produzione propria proteggono ora le basi americane. Zelensky ha sottolineato come la Russia debba “prendere nota del destino dei leader iraniani”, rivendicando per l’Ucraina il primato tecnologico e operativo nella difesa anti-drone.
L’Ucraina ha neutralizzato 57mila droni made in Iran
Un’operazione che non rappresenta solo un semplice gesto di cortesia diplomatica, ma un tassello di una sofisticata strategia di scambio militare. Kiev propone ai Paesi del Golfo i propri sistemi intercettori a basso costo in cambio dei preziosi missili Patriot (PAC-2 e PAC-3). Mentre i droni ucraini sono estremamente efficienti ed economici contro gli Shahed, i sistemi Patriot sono vitali per l’Ucraina per intercettare i missili balistici russi, ma scarseggiano negli arsenali di Kiev.
Utilizzare i costosi Patriot (oltre un milione di dollari l’uno) contro droni economici (35mila dollari) è insostenibile. L’alleanza proposta da Zelensky offre quindi una soluzione ottimale per entrambi i fronti, garantendo la sicurezza del Golfo e rifornendo i cieli ucraini di uno scudo indispensabile contro Mosca. Ora, però, si sale a un piano superiore. Arriva infatti la minaccia di rappresaglia iraniana, con il suo coinvolgimento non più come alleato di Putin, ma come parte diretta nel conflitto.
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