Flotilla nel mirino in Tunisia, botte al porto e poi le accuse di “frode”: 5 in carcere
Le accuse di “riciclaggio”, “frode” o “appropriazione indebita” degli aiuti destinati alla Flotilla o alla popolazione di Gaza, riferite dai media tunisini e confermate dai legali, si fatica a prenderle sul serio. Ma non c’è niente da ridere: dopo le botte e l’annullamento degli eventi programmati dalla Flotilla, cinque attivisti tunisini sono in carcere da venerdì 6 marzo e ci resteranno per almeno cinque giorni. Tra loro c’è Wael Naouar, molto noto fin dai tempi dell’opposizione alla dittatura di Ben Ali e oggi punto di riferimento della Global Sumud, che ha largo seguito in Tunisia. Un sesto attivista, secondo fonti locali, è ricercato. Le accuse peraltro somigliano molto a quelle rivolte ad avvocati e operatori umanitari che sostengono i migranti.
L’indagine delle autorità tunisine ne coinvolge anche altri, vedremo come si svilupperà, ma si è già capito che in questa primavera di guerra la Flotilla, pronta a ripartire ad aprile via mare e anche con una carovana via terra, non avrà vita facile nel Paese. Del resto in Tunisia non era stato facilissimo nemmeno l’anno scorso, proprio lì era arrivato il primo attacco con i droni sulle barche in procinto di ripartire verso Gaza. Il presidente Kaïs Saïed avava fatto un po’ di equilibrismo, lasciando campo libero alla Flotilla senza agevolarla, ma ora il quadro sembra essere radicalmente cambiato: se negli ultimi anni Tunisi si era avvicinata a Teheran, nei giorni scorsi Saïed ha condannato gli attacchi iraniani sui Paesi del Golfo in risposta ai bombardamenti israelo-statunitensi.
Così è finita molto male la visita in Tunisia di quasi tutti i membri dello Steering Committee della Global Sumud. C’erano anche il brasiliano Thiago Avila e gli italiani Maria Elena Delia e Tony Lapiccirella, Greta Thunberg e rappresentanti della Freedom Floitilla e delle Thousand Madleens. Mercoledì 4 marzo agli attivisti giunti da tutto il mondo e ai loro compagni tunisini le forze dell’ordine hanno impedito con la forza, a suon di manganellate, di raggiungere il porto di Sidi Bou Said: su Instagram ci sono le immagini. Il giorno dopo, giovedì 5 marzo, le autorità locali hanno imposto l’annullamento di un incontro pubblico della Flotilla con rappresentanti della società civile e giornalisti al Ciné-Théâtre Le Rio di Tunisi.
A Sidi Bou Said gli attivisti volevano incontrare i lavoratori e i sindacati del porto, per ringraziarli del sostegno ricevuto lo scorso settembre alla partenza delle barche dirette verso Gaza. “La manifestazione era stata programmata in anticipo e aveva ricevuto le richieste autorizzazioni delle autorità tunisine – si legge in una nota della Global Sumud Flotilla – Tuttavia, poco prima che cominciasse, i permessi erano stati ritirati improvvisamente senza spiegazioni”. Loro ci hanno provato lo stesso e ci sono stati diversi feriti e contusi, alcuni medicati in ospedale. Almeno una donna ha riportato una frattura a un dito della mano. Anche giovedì l’annullamento è arrivato all’improvviso. Venerdì c’è stata una manifestazione di protesta contro gli arresti.
Proprio davanti a Sidi Bou Said, nello specchio di mare che si vede anche dal palazzo presidenziale di Saïed a Cartagine, tra il 10 e l’11 settembre scorso due misteriosi droni lanciarono bombe incendiarie sulla Family e la Alma, le due piccole navi che erano le ammiraglie della Flotilla partita il 31 agosto da Barcellona e destinata a rincongiungersi a Porto Palo in Sicilia con le imbarcazioni preparate in Italia. Le autorità tunisine inizialmente negarono, la Guardia nazionale parlò di un mozzicone di sigaretta mentre tutti vedevano nei video una palla di fuoco che cadeva sulla barca. Al secondo episodio furono avviate indagini che non hanno portato lontano su quella evidente violazione delle acque territoriali di un Paese sovrano.
Gli attivisti stranieri hanno lasciato la Tunisia, Avila ha diffuso un messaggio in cui dice: “Non ci fermeranno”. Ma l’aria resta molto pesante. Wael Nouar è stato uno dei leader degli studenti tunisini ai tempi della dittatura, è da tempo impegnato nella solidarietà con i palestinesi su cui finora il regime di Saïed non aveva usato il pugno diroed è già finito nei mesi scorsi nella campagna sulla “flotilla di Hamas” per gli incontri avuti con esponenti degli Hezbollah libanesi o dei Fratelli musulmani. Che sono perfino ovvi, non hanno molto a che vedere con i finanziamenti alla Flotilla, ma naturalmente non piacciono agli amici di Netanyahu e di Bin Salman. Sono in carcere anche la moglie di Nouar, Jawaher Channa, e gli attivisti Nabil Chanoufi, Sana Msahli e Mohammed Amin Belnour.
“Per questo genere di accuse ci sono cinque giorni di garde à vue (fermo, ndr), rinnovabili per altri cinque, poi gli accusati devono essere portati davanti a un giudice istruttore. Le ipotesi sono riciclaggio di denaro, frode, sviamento di fondi. Ma nel fascicolo, per il momento, a quanto ne sappiamo non c’è niente”, spiega l’avvocato Sami Benghazi, uno dei legali che assistono i cinque, rinchiusi nel centro di detenzione di Bouchoucha alle porte di Tunisi.
La Global Sumud Flotilla 2026 punta su una maggiore partecipazione dal Sud del mondo. Nei piani la Tunisia aveva una certa importanza, come e più dell’anno scorso. E non è difficile immaginare che anche in altri Paesi possano aprirsi indagini sui finanziamenti: la raccolta dei fondi per la prossima missione è in corso, la Flotilla ritiene di avere tutte le carte in regola, ma basta poco per rallentare e complicare le cose. Senza contare che il Mediterraneo non è più quello di sei mesi fa: ci sono più portaerei che navi commerciali.
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