Famiglia nel bosco, Meloni contro i giudici che separano madre e figli: “Superato il limite”. Le opposizioni: “Specula”
Sulla vicenda della ‘famiglia nel bosco’, dopo la decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila di allontanare la madre, Catherine Birmingham, dalla casa famiglia di Vasto in cui risiedeva con i tre figli, è arrivato il commento, lapidario, della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che si è detta “senza parole” per una decisione che, dice, “infligge ai bambini un ulteriore, pesantissimo trauma” e parlando apertamente di una “assurda concatenazione di decisioni dal chiaro tenore ideologico”. La premier ha contestato la logica del provvedimento domandandosi se tali scelte stiano migliorando o peggiorando le condizioni dei piccoli e ribadendo che “i figli non sono dello Stato” ma appartengono alle madri e ai padri, accusando la magistratura di aver dimenticato i propri limiti. Dura la replica delle opposizioni, da Pd ad Avs. “La premier è ormai senza ritegno fa propaganda sulla famiglia nel bosco entrando a gamba tesa in questa vicenda con una gravissima ingerenza che sa di intimidazione, alla faccia della separazione dei poteri”, ha detto il segretario di Più Europa Riccardo Magi. Intanto il trasferimento dei tre minori, per l’affidamento a un’altra struttura, potrebbe avvenire già nella giornata di venerdì, mentre la madre potrebbe lasciare la casa famiglia di Vasto già in serata.
Secondo l’ordinanza del collegio presieduto dalla giudice Cecilia Angrisano, la presenza costante della madre è risultata “gravemente ostativa agli interventi programmati e pregiudizievole per l’equilibrio emotivo e l’educazione dei minori”. La decisione si basa sulle relazioni dei servizi sociali e della struttura ospitante, che descrivono la condotta oppositiva e ostile della donna. L’ordinanza contesta la mancata collaborazione con gli operatori e il rifiuto di aderire ai percorsi di socializzazione e supporto genitoriale proposti fin dall’inizio. Il tribunale ha poi rilevato una grave lesione del diritto all’istruzione: la primogenita, pur con certificazione di terza classe, presenterebbe gravi lacune nella sillabazione e nel calcolo numerico. La madre avrebbe giustificato tale situazione sostenendo un modello educativo che prevede l’inizio dell’apprendimento formale solo dopo i sette anni, ritenendo il cervello più predisposto dopo esperienze dirette nella natura, tesi definita dal collegio in netto conflitto con gli obblighi di legge. L’ordinanza parla inoltre di atteggiamenti svalutanti verso gli educatori, impedendo la supervisione dei minori che avrebbero assunto comportamenti aggressivi, tentando di colpire il personale. Positive, invece, le valutazioni sul padre, Nathan Trevallion, descritto come collaborativo e capace di rassicurare i figli durante gli incontri. L’uomo ha mostrato adeguate capacità di assistenza morale e ha cooperato per l’esecuzione delle vaccinazioni dei bambini, invitando la moglie a mantenere la calma di fronte alle procedure sanitarie che la donna contestava.
Ragioni che sembrano bastare a Marina Terragni, Autorità garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, che ha manifestato una netta contrarietà al trasferimento dei minori senza la madre. Terragni ha definito inquietante la separazione dalla madre a fronte di pareri medici della Asl che indicavano come indispensabile il ripristino della continuità dei legami familiari. E ha chiesto che l’esecuzione dell’ordinanza “venga sospesa”. Richiesta citata anche da Meloni, che nelle sue dichiarazioni ha auspicato una rapida approvazione del disegno di legge governativo in materia di affidamento per “restringere l’arbitrio e perseguire esclusivamente il superiore interesse dei minori”, sostenendo che non sia compito della giustizia imporre stili di vita basati su standard ideologici. Anche Alessandra De Febis, garante regionale per l’Abruzzo, ha espresso sorpresa e preoccupazione per lo shock inflitto a bambini che avevano appena iniziato ad ambientarsi. Sul piano scientifico, la psicologa Anna Maria Giannini della Sapienza ha osservato che i genitori rappresentano ancore di sicurezza e che ogni separazione costituisce uno strappo dolorosissimo, specialmente per minori che hanno già vissuto un cambiamento radicale di vita. Secondo Giannini, l’interesse del minore dovrebbe essere perseguito attraverso interventi graduali sul sistema familiare, evitando traumi ulteriori se non in casi di rischio o violenza. Ivan Iacob, segretario dell’Associazione Unitaria Psicologi Italiani, ha sottolineato l’importanza che ogni separazione sia temporanea, rilevando come le prove scientifiche sui protocolli seguiti in questi casi siano scarse e come i concetti di genitorialità cambino in funzione del contesto sociale. Tonino Cantelmi, psichiatra e perito di parte, ha espresso forti riserve sulla metodologia seguita, ribadendo la necessità di restituire i bambini ai genitori in un’abitazione idonea.
Dure le reazioni degli esponenti politici di maggioranza, con la Lega che chiede un’ispezione al Guardasigilli Nordio. La senatrice leghista Elena Murelli ha parlato di un accanimento su una famiglia già provata. Elisabetta Gardini, vicecapogruppo di FdI alla Camera, ha definito il superiore interesse del minore un vuoto slogan burocratico usato per giustificare decisioni che lacerano il tessuto affettivo familiare. A criticare Meloni è invece Angelo Bonelli, deputato AVS e co-portavoce di Europa Verde: “Meloni dovrebbe preoccuparsi dei propri limiti e degli obblighi che lo Stato ha di garantire un’istruzione obbligatoria per otto anni, come previsto dall’art. 34 della Costituzione. I figli sono delle mamme e dei papà, che esercitano questa funzione per garantire una crescita e un’educazione nel rispetto degli obblighi previsti dalla legge, perché nessuno può essere proprietario della vita dei nostri figli: dobbiamo esercitare il nostro ruolo con cura e amore. La presidente Meloni, senza aver letto le motivazioni della decisione del tribunale dei minori, è partita per la sua ennesima crociata contro i giudici. A tutti stringe il cuore vedere dei bambini separati dai propri genitori, ma sarebbe opportuno capire prima di sparare sentenze politiche”. Così anche la deputata e responsabile giustizia del Pd, Debora Serracchiani: “Meloni specula sulla pelle dei minori. Le sue parole sono l’ennesimo attacco alla magistratura, oggi a quella minorile, piegato alla propaganda e alla campagna per il referendum sulla giustizia. Colpisce il tentativo di delegittimare decisioni giudiziarie delicate con slogan costruiti più sugli algoritmi dei social che sul rispetto delle istituzioni. La tutela dei minori e il lavoro dei tribunali meritano rispetto, non semplificazioni ideologiche”.
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