Automotive, la Camera frena la proposta Ue: basta ideologia Green
È singolare che proprio alcune minoranze parlamentari, che spesso lamentano un presunto scarso coinvolgimento del Parlamento, quando si tratta di decisioni europee assumano invece un atteggiamento acritico, arrivando a sostenere iniziative ideologiche che rischiano di penalizzare il nostro Paese.
Più norme non sempre significano decisioni migliori
Negli ultimi anni la produzione normativa dell’Unione europea è cresciuta in modo sempre più intenso. Non sempre però più norme significano decisioni migliori. Come ha ricordato più volte il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, l’Europa dovrebbe imparare a fare meno e farlo meglio.
È una questione di qualità della legislazione, ma anche di equilibrio tra Unione europea e Stati membri.
Il ruolo dei Parlamenti nazionali
Per troppo tempo i Parlamenti nazionali hanno avuto un ruolo sostanzialmente passivo di fronte a quella che appare sempre più come una vera alluvione legislativa proveniente da Bruxelles.
In questa legislatura il Parlamento italiano ha deciso di cambiare passo utilizzando uno degli strumenti previsti dai Trattati europei: il parere motivato, con cui un Parlamento nazionale può contestare una proposta della Commissione europea quando ritiene che non rispetti i principi fondamentali dell’Unione, in particolare sussidiarietà – cioè quando l’Europa interviene su materie che potrebbero essere gestite meglio dagli Stati membri – e proporzionalità, che richiede norme proporzionate agli obiettivi e fondate su adeguate valutazioni d’impatto, spesso assenti nelle proposte della Commissione.
Un cambio di passo istituzionale
I numeri lo dimostrano chiaramente: in questa legislatura il Parlamento italiano ha già approvato dodici pareri motivati, mentre nelle due precedenti legislature non ne era stato approvato neppure uno, segno di un vero cambio di passo istituzionale nel modo in cui il Parlamento esercita il proprio ruolo di controllo sulle iniziative legislative europee.
Non è un esercizio inutile: in più occasioni la Commissione europea ha rivisto i propri orientamenti proprio sulla base delle osservazioni del Parlamento italiano.
Il caso dei veicoli aziendali puliti
È in questo contesto che si inserisce il parere motivato approvato dall’Aula della Camera sulla proposta di regolamento relativa ai veicoli aziendali puliti, una misura che incide su un settore strategico come quello automobilistico e che introduce obiettivi vincolanti sulla composizione delle flotte aziendali.
Nel caso di questa proposta il parere approvato dalla Camera è molto chiaro: non risultano rispettati né il principio di sussidiarietà né quello di proporzionalità, perché vengono imposti vincoli sempre più rigidi senza dimostrare un reale valore aggiunto dell’intervento europeo.
Né possiamo ignorare l’impatto economico e industriale che queste scelte regolatorie rischiano di produrre sul sistema produttivo europeo.
Il problema del metodo di calcolo delle emissioni
Un’altra criticità riguarda il metodo con cui vengono misurate le emissioni: nelle audizioni è emerso che il criterio utilizzato dall’Unione europea, che considera le emissioni dal serbatoio allo scarico, è di fatto tarato sulle auto elettriche perché le rende formalmente perfette, ignorando però le emissioni legate alla produzione dell’energia e all’intero ciclo di vita del veicolo.
Questo metodo considera soltanto le emissioni prodotte durante l’uso del veicolo e non l’intero ciclo di vita delle tecnologie, con il risultato di penalizzare soluzioni che possono contribuire concretamente alla riduzione delle emissioni, come nel caso dei biocarburanti.
Il ruolo dei biocarburanti
Le audizioni hanno evidenziato che le politiche europee fissano limiti alla produzione di biocarburanti troppo bassi, insufficienti per settori come il trasporto aereo, il trasporto pesante e l’agricoltura, dove rappresentano una delle poche soluzioni realistiche per ridurre le emissioni.
Se davvero vogliamo ridurre le emissioni, non possiamo permetterci di escludere tecnologie che stanno già dimostrando di funzionare.
Il principio della neutralità tecnologica
Per questo motivo l’Italia insiste da tempo su un principio fondamentale: la neutralità tecnologica.
La transizione ecologica è una sfida decisiva per il futuro dell’Europa. Ma proprio per questo deve essere affrontata con realismo, evitando approcci ideologici che rischiano di indebolire la competitività industriale europea.
Il ruolo del Parlamento italiano
Il parere motivato approvato dall’Aula della Camera segna invece un passaggio importante: il Parlamento italiano esercita pienamente le prerogative previste dai Trattati europei, non per bloccare l’Europa ma per migliorarne le decisioni e rafforzare il ruolo dei Parlamenti nazionali.
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