Djokovic-Indian Wells, questione di feeling? Campione 5 volte, ma i quarti mancano da 10 anni
Novak Djokovic è pronto al ritorno in campo. A distanza di un mese dalla storica finale dell’Australian Open, dove è stato coprotagonista insieme a Carlos Alcaraz, il serbo prenderà parte al primo Master 1000 della stagione. Ad Indian Wells sarà la testa di serie numero 3, nonché uno dei nomi più attesi in tabellone. La curiosità è tutta per capire come proseguirà l’annata di Nole, dopo un inizio così scoppiettante. Un detto afferma che una rondine non fa primavera, per questo ogni valutazione sia sicuramente affrettata.
Djokovic ha ormai abituato a una cernita meticolosa nelle scelte di programmazione. La leggenda non cancella la carta d’identità, che indica 39 anni a maggio. Dunque, non appesantirsi con impegni che il suo fisico non può più sostenere è consuetudine. Se il focus rimangono gli Slam, quel sigillo numero 25 che gli regalerebbe il primato solitario nella classifica dei più vincenti nei Major – adesso condiviso con Margaret Court – i Master 1000 rimangono un appuntamento importante dove potersi testare, dato il format contratto, con i match al meglio dei tre set che richiedono un dispendio energetico sensibilmente inferiore.
Il percorso di Djokovic a Indian Wells: dalle insidie Draper, Fritz o Medvedev, alla possibile semifinale con Alcaraz
Djokovic farà il suo esordio contro il vincente della sfida di primo turno tra Kamil Majchrzak e Giovanni Mpetshi Perricard. Chiunque passi tra il polacco e il francese, sarà un avversario inedito per Novak. Se dovesse avanzare ci sarebbe, ranking alla mano, l’incrocio con la testa di serie numero 31 Corentin Moutet, che, però, è, con tutta probabilità, atteso un debutto impegnativo con Hubert Hurkacz – o Aleksandar Kovacevic.
Agli ottavi poi potrebbe sfidare Jack Draper. L’inglese è al secondo torneo dopo il lungo stop per infortunio, cui si aggiunge la vittoria in Coppa Davis contro la Norvegia. A Dubai ha battuto Quentin Halys, prima di arrendersi a Arthur Rinderknech in tre set. A causa del problema al braccio, Jack è sceso alla posizione numero 14 del ranking e, essendo chiamato a difendere il titolo dello scorso anno, il rischio di un’ulteriore retrocessione è concreto. “Il mio obiettivo è tornare tra i primi cinque giocatori al mondo entro la fine del 2027 e competere per i tornei del Grande Slam” ha dichiarato Draper, forse con la consapevolezza di necessitare del tempo per ritrovare sensazioni sul campo.
Nel caso in cui dovesse avere la meglio sulle motivazioni del nativo di Sutton, il quarto di finale atteso dalle proiezioni metterebbe Djokovic di fronte a Taylor Fritz, 7 ATP. Sempre che lo statunitense esca indenne dalla propria porzione di tabellone, che gli prospetterebbe sulla strada Ugo Humbert – o Alex Michelsen – e, soprattutto, Daniil Medevdev agli ottavi.
Infine, le aspettative sono tutte sulla possibile semifinale con Carlos Alcaraz. Il numero 1 del mondo si è sempre espresso al massimo sui campi californiani, con due titoli e una semifinale nelle ultime tre edizioni.
Djokovic e l’ambivalenza di Indian Wells: tra forfait e eliminazioni anzitempo, i quarti mancano dal 2016
Se Alcaraz in California si trova a suo agio, Nole è andato perdendo il feeling con Indian Wells negli anni.
Il serbo ha trionfato in cinque occasioni – 2008, 2011, 2014, 2015 e 2016 – ma è da dieci anni che non riesce a superare l’ostacolo degli ottavi di finale.
Dopo la tripletta di successi culminata con i due game concessi a Milos Raonic, infatti, non è più approdato neppure ai quarti di finale. Il miglior risultato rimangono, appunto, gli ottavi del 2017, quando fu sorpreso da Nick Kyrgios. In seguito sono arrivate le sconfitte inattese con Taro Daniel e Philipp Kohlschreiber.
Se nel 2020 il Sunshine Double è stato cancellato per la pandemia, nelle successive tre edizioni l’ex numero 1 del mondo non vi ha preso parte, tra forfait e motivazioni extra campo.
Tornato in California dopo quattro anni di assenza, Nole ha raccolto una sola vittoria in due stagioni – contro Aleksandar Vukic – dinnanzi alle sconfitte con Luca Nardi nel 2024 e Botic Van De Zandschulp lo scorso anno.
Tra Australian Open e Roland Garros Djokovic fatica a trovare se stesso
Il periodo che intercorre tra l’Australian Open e il Roland Garros è divenuto storicamente arduo per il 24 volte campione Slam. I quattro mesi che separano i primi due Major della stagione sono per Djokovic una sorta di inframezzo in cui gestire fisico e energie per presentarsi agli appuntamenti più prestigiosi al massimo possibile.
I Master 1000 sono tornei assai importanti e, perciò, Nole è restio al rinunciarvi, soprattutto quando il calendario tennistico è appena al principio. Anche se le priorità sono ben note, auspica un nuovo successo in una competizione di primo piano, che manca dalle Olimpiadi di Parigi 2024.
Nonostante il traguardo dei 100 titoli ATP, divenuti nel frattempo 101, Djokovic va avanti, tra sogni di gloria e confronti con la realtà. Forse le motivazioni per questo spaccato di stagione non sono così vigorose come quando deve farsi spazio negli Slam, ma mai come quest’anno, vista la finale di Melbourne, i riflettori tornano puntati sulle sue prestazioni.