Studenti di Pavia bloccati a Dubai sotto le bombe: si lavora per farli tornare
Pavia. Sarebbero dovuti rientrare domenica mattina, ma sono rimasti bloccati a Dubai a causa dell’escalation militare nel Golfo Persico e in Medioriente.
Un incubo per i 25 studenti della Scuola Internazionale di Pavia e la loro docente, Lucy Perez, che hanno partecipato al progetto “Ambasciatori del futuro” organizzato da Wsc Italia Gl (World students connection) che prevedeva una settimana di simulazione diplomatica, riproducendo il funzionamento delle commissioni Onu.
Sono stati costretti a rimanere lì, negli Emirati Arabi Uniti, in quel paradiso tecnologico e turistico trasformatosi inaspettatamente in uno scenario di guerra, scosso da esplosioni e intercettazioni missilistiche. Perché, dopo i massicci bombardamenti di Usa e Israele contro l’Iran, la macchina bellica della Repubblica Islamica ha risposto coinvolgendo alcuni Stati mediorientali. Nella serata di ieri si è saputo che i 200 ragazzi coinvolti nel progetto, tra cui i 25 studenti pavesi, potrebbero partire già oggi. Alle 7 di questa mattina, ora locale, dovrebbero lasciare gli hotel di Dubai scortati verso Abu Dhabi (distante 140 chilometri) e poi partire, con un volo diretto, per Milano Malpensa. L’arrivo sarebbe previsto nel pomeriggio. Niente bus di rientro. Dovranno esserci i genitori ad attenderli, controllando eventuali aggiornamenti sui canali ufficiali dello scalo. Insomma tutto dovrebbe essere pronto per rimpatriare i ragazzi, rimasti intrappolati a Dubai.
«Ci sono arrivate rassicurazioni, da parte sia della Wsc che del Consolato, sul fatto che i nostri studenti potrebbero rientrare oggi con un volo diretto – fa sapere Aris Ippolito, direttore della Scuola Internazionale di Pavia –. Preferiamo rimanere cauti, monitorando la situazione e le evoluzioni delle ultime ore. Siamo sempre stati in contatto con l’Unità di crisi e con il Consolato, oltre che con l’associazione che ha organizzato il progetto. E soprattutto siamo riusciti a rimanere costantemente in contatto con i ragazzi e con la direttrice degli studi che li ha accompagnati. Erano molto preoccupati e spaventati, ma nella telefonata di ieri mattina li abbiamo sentiti più tranquilli».
La prima notte è stata la peggiore per i 25 ragazzi che frequentano il terzo, quarto e quinto anno della scuola. «La tensione era alle stelle – racconta il direttore –. Sentivano il rumore della contraerea, le sirene, gli allarmi. Ma hanno saputo affrontare questo momento con coraggio e maturità. Alcuni cercavano di tranquillizzare i genitori che temevano per i loro figli». Timori per un conflitto che sta degenerando. Prima gli attacchi di Usa e Israele. Poi la decisione dell’Iran di trascinare nella guerra anche i Paesi del Golfo, allargando il conflitto in Medio Oriente.
«Siamo molto preoccupati – dice Luca Boccardo, papà di una studentessa di 16 anni iscritta alla Scuola Internazionale –. È stato uno shock saperla, da sola, in un Paese straniero trasformatosi in teatro di guerra. Il suo gruppo doveva partire nella notte tra sabato e domenica e atterrare a Milano domenica mattina, ma sabato c’è stato l’attacco e hanno interrotto i voli». Ricorda i racconti della figlia. Le esplosioni, i lampi che illuminavano il cielo, il rumore della guerra.
«Tra le 20 e le 23 ci siamo sentiti spesso. Era spaventata, sentiva i boati in lontananza, vedeva i vetri vibrare. Era stato detto loro di scendere nella hall e di stendersi a terra, cercando un riparo. Poi sono stati fatti salire su un bus e sono stati spostati in un altro albergo dove la situazione si è tranquillizzata. La scorsa notte è riuscita a dormire. Ora attendiamo se oggi confermano il rientro».