Stellantis, nella fabbrica morente di Cassino solo 10 giorni di lavoro nel 2026. Scatta la protesta: corteo il 20 marzo
Dieci giorni lavorati dall’inizio dell’anno, meno uno su 6. E non è detto che il dato non peggiori. Così i sindacati dicono basta e annunciano che per un giorno saranno gli operai a non andare al lavoro nella fabbrica morente di Stellantis, quella di Piedimonte San Germano, alle porte di Cassino, nel Frusinate. Il 20 marzo sciopereranno e scenderanno in piazza di fronte a un inizio di 2026 peggiore della fine dello scorso anno, che era già stato il più nero nella storia dell’impianto. Fim, Fiom, Uilm, Ugl e Fismic hanno indetto un’astensione dal lavoro per accendere i riflettori sullo stabilimento, la cui produzione è praticamente azzerata mentre il rilancio è una chimera.
La storia racconta come Stellantis abbia confinato Cassino ai margini. Nel 2025, l’impianto laziale ha realizzato appena 19.364 auto, il 28% in meno rispetto al 2024 secondo i dati della Fim-Cisl contenuti nel report sullo stato degli impianti in Italia. Mai così poche. Neanche dieci anni fa, nel 2017, durante il primo anno con le produzioni Alfa Romeo Giulietta, Giulia e Stelvio, furono 135.263. I 2.200 lavoratori del Frusinate – solo negli scorsi dodici mesi sono stati incentivati 250 esuberi – convivono con il contratto di solidarietà e lavorano su turno unico da 4 anni, rinunciando quindi alle maggiorazioni notturne. Non solo: nel 2025 la fabbrica è rimasta vuota per oltre 105 giorni.
Il futuro è tutt’altro che roseo: il gruppo franco-italiano ha rinviato negli scorsi mesi le produzioni delle nuove Alfa Romeo Stelvio e Giulia. Due vecchi modelli poco richiesti dal mercato: ne sono state assemblate solo 14.378 unità. Le altre 5.000 sono Maserati Grecale, con la versione full electric che rappresenta poco più del 4% del totale. Nel dicembre 2024, l’allora responsabile Europa Allargata, Jean-Philippe Imparato, aveva annunciato al Tavolo Automotive di fronte al ministro delle Imprese Adolfo Urso, che la nuova Stelvio sarebbe stata lanciata nel 2025 e la Giulia nel 2026: tutto saltato, come le versione con motore ibrido. Era previsto anche un terzo modello di alta gamma, mai partito.
La partita che si gioca nell’impianto laziale è cruciale perché è un simbolo della capacità di uno stabilimento di reggersi solo con auto premium, una delle scommesse che Sergio Marchionne aveva lanciato per le fabbriche italiane ormai molti anni fa. Così ora i sindacati hanno deciso di coinvolgere anche la consulta dei sindaci, chiedendole di aderire rendere la manifestazione ancora più partecipata. Al corteo del 20 marzo parteciperanno anche Rocco Palombella, Michele De Palma e Ferdinando Uliano, i segretari generali dei metalmeccanici di Uil, Cgil e Cisl.
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