Attacco all’Iran, la situation room a Mar-a-Lago: di là gli ospiti con i cocktail, nella “sala operativa” l’ok ai raid su Teheran
Da un lato del drappo donne in lungo e uomini in smoking sorseggiavano gin tonic e margarita. Dall’altro, venivano prese decisioni che cambieranno la storia del Medio Oriente. Dalla serata di gala nella sala da ballo alla Situation Room allestita dietro pesanti tende nere per ordinare da Mar-a-Lago l’avvio dell’operazione “Epic Fury” contro l’Iran il passo di Donald Trump è stato breve. È la ricostruzione che la Cnn ha fatto delle ore immediatamente precedenti all’una e 15 di sabato, quando è scattato l’attacco al regime di Teheran.
Mentre gli invitati alla serata di beneficenza nella residenza-club del tycoon sorseggiavano cocktail intorno alla piscina, membri dell’amministrazione si muovevano senza attirare l’attenzione verso l’improvvisata sala operativa per gli ultimi preparativi. Il presidente, arrivato a Mar-a-Lago dal Texas verso le 21, ha fatto un breve passaggio nella ballroom per salutare gli ospiti. “Divertitevi tutti, Dio benedica gli Stati Uniti”, ha detto, prima di aggiungere un allusivo “devo andare a lavorare”.
Subito dopo si è spostato nella Situation Room allestita nel resort di Palm Beach, indossando un cappellino bianco con la scritta Usa, come mostrano le foto diffuse dalla Casa Bianca, prime immagini a documentare il suo ruolo diretto nell’operazione. L’ordine è stato impartito senza un discorso formale alla nazione per spiegare obiettivi strategici e motivazioni.
La scelta di lanciare un’operazione militare di questa portata da una sala improvvisata a Mar-a-Lago, mentre nel club era in corso un evento mondano, invece che dalla protetta Situation Room della Casa Bianca, ha sollevato interrogativi tra gli addetti ai lavori. Le preoccupazioni riguardano l’intersezione tra membri paganti del club esclusivo e informazioni di sicurezza nazionale. Il Secret Service controlla gli ospiti all’ingresso, ma non determina chi abbia accesso al club.
Dubbi sono stati avanzati anche sulla sicurezza delle comunicazioni all’interno della stanza. In una delle immagini diffuse si vede la capo dello staff Susie Wiles con al polso uno smartwatch, circostanza che ha fatto ipotizzare possibili rischi per la riservatezza. Un’ipotesi che sarebbe stata smentita dal fondatore dell’azienda produttrice del dispositivo.
Non è la prima volta che Trump sceglie Mar-a-Lago per decisioni militari di primo piano. Nel 2017 autorizzò da quella che definì la “Casa Bianca d’inverno” i raid in Siria in risposta all’uso di armi chimiche, prima di tornare a cena con il presidente cinese Xi Jinping e informarlo dell’operazione davanti a una fetta di torta al cioccolato. Nel 2020, in una stanza sotterranea senza finestre della residenza, prese la decisione finale per il raid in cui fu ucciso Qasem Soleimani.
Sempre a Mar-a-Lago è stato dato l’ordine per l’avvio della campagna di bombardamenti contro gli Houthi in Yemen, con il presidente che seguiva i primi colpi su uno schermo al termine di una partita di golf. Il giorno di Natale presiedette al monitoraggio dei raid contro un presunto campo di addestramento dell’Isis in Nigeria. E durante le vacanze natalizie nel resort di Palm Beach è scattata, il 3 gennaio scorso, la missione delle forze speciali statunitensi in Venezuela per catturare Nicolas Maduro, considerata uno dei maggiori successi del secondo mandato.
Trasformato nel centro della diplomazia globale, con un continuo via vai di leader stranieri, Mar-a-Lago è diventato il cuore operativo dell’amministrazione fin dalla sua nascita. È lì che sono state decise politiche e nomine, ed è lì che il presidente ha accolto, negli anni, figure come l’ex premier giapponese Shinzo Abe, Xi Jinping, Volodymyr Zelensky e Benyamin Netanyahu.
Nella Situation Room del resort il presidente ha seguito l’attacco all’Iran insieme al capo di stato maggiore congiunto, generale Dan Caine, e al capo del Pentagono Pete Hegseth. L’operazione segna l’ennesimo capitolo di una presidenza che ha fatto della residenza di Palm Beach non solo un luogo di rappresentanza, ma anche il teatro delle decisioni militari più delicate.
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