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Epstein Files, dal principe Andrea all’ex rettore di Harvard: tutte le teste che il maxi-scandalo pedofilia ha fatto cadere

Tre milioni e mezzo di files, nonostante gli omissis, le parti coperte, le 53 pagine su Trump che secondo i democratici mancherebbero all’appello, hanno generato un terremoto globale del quale si fatica a vedere la fine. Il Dipartimento di Giustizia Americano ha operato le sue “correzioni” sul materiale messo nella disponibilità del mondo che, da fine gennaio, sta spiando dal buco della serratura per trovare dettagli sulle relazioni e sugli interessi di Jeffrey Epstein, mentre tante teste continuano a rotolare giù dall’Olimpo di coloro che si sono sempre considerati intoccabili. Il conto più salato, al momento, è convinto di pagarlo il Regno Unito che, mentre fa i conti con i danni di immagine che sta subendo sul piano della credibilità mondiale, continua a puntare il dito sugli “amici americani” accusati di essere impermeabili all’effetto ghigliottina dei “Files”.

Regno Unito

Andrea Mountbatten-Windsor
Tra le figure illustri che si sono viste macchiare indelebilmente dal materiale che il predatore sessuale, con maniacale precisione, ha archiviato gelosamente per anni, spicca la faccia di Andrea Mountbatten-Windsor. Il fratello di re Carlo III da anni cercava di arginare l’effetto della sua presenza nelle memorie di Epstein, ma ormai caduto in disgrazia ed esiliato dalla famiglia reale, il 19 febbraio è finito in cella per 11 ore abbondanti. La polizia lo ha interrogato ipotizzando per lui l’abuso d’ufficio legato al suo incarico di inviato per il commercio e gli investimenti per il governo inglese, dal 2001 al 2011 mentre cerca elementi per provare un suo possibile coinvolgimento nel traffico e nell’abuso di ragazze operato da Epstein. Gli agenti britannici, in collaborazione con quelli americani, stanno scandagliando anche tutti i movimenti del Lolita Express negli aeroporti londinesi. Il governo britannico sta preparando una legge speciale per eliminare Andrea dalla linea di successione al trono dove figura all’ottavo posto e per questo, ha già incassato l’appoggio del primo dei 15 paesi del Commonwealth Realms che dovranno approvarla, ovvero l’Australia. L’ex principe ha sempre negato ogni accusa e nel 2020 ha chiuso un accordo extragiudiziale con Virginia Giuffrè che lo aveva accusato di aver abusato di lei quando era ancora minorenne.

Sarah Ferguson
La ex moglie di Andrea Mountbatten-Windsor è dentro a questa storia fino al collo. Contro di lei non è stata mossa alcuna accusa, ma da quando la famiglia reale l’ha sfrattata dal Royal Lodge, dove viveva da vent’anni insieme all’ex marito senza pagare alcun affitto e dopo l’arresto di quest’ultimo, la ex duchessa di York ha fatto perdere le sue tracce. In fuga dal rischio di fare la stessa fine di Andrea, Fergie sta cercando casa e sopratutto soldi. Tra le conversazioni con il faccendiere “amico supremo” al quale scrisse anche “sposami” figurano continue richieste di denaro e dettagli privati sui weekend di “sesso” della figlia minore Eugenia, portata al cospetto di Epstein come un trofeo, insieme alla sorella Beatrice.

Lord Peter Mandelson
L’eminenza grigia dei laburisti inglesi, l’architetto della fortuna di Tony Blair e dei New Labour il 23 febbraio è stato arrestato e poi rilasciato sotto cauzione, per il sospetto che fuggisse alle Isole Vergini. Licenziato dal suo incarico di ambasciatore britannico a Washington lo scorso settembre, dopo che le prime foto collezionate da Epstein lo avevano visto in accappatoio davanti al faccendiere e poi in mutande davanti ad una ragazza nella sua casa parigina, Mandelson non ha potuto reggere all’impatto della seconda ondata di files che gli è costata l’accusa di “cattiva condotta nell’esercizio della sua funzione pubblica”, un abuso d’ufficio aggravato dall’ipotesi di insider trading commesso quando era Ministro per il Commercio nel governo di Gordon Brown. Il principe delle Tenebre avrebbe ricevuto denaro da Epstein che avrebbe finanziato i corsi per diventare osteopata di suo marito e avrebbe intessuto relazioni con lo Stato di Israele anche per conto del governo conservatore di Rishi Sunak. Mandelson ha negato ogni accusa.

Stati Uniti

Larry Summers
Il suo ultimo incarico era stato quello di rettore della prestigiosa università di Harvard, ma in passato era stato anche Segretario al Tesoro nell’amministrazione Clinton e capo del National Economic Council con Obama. Sotto la pressione degli effetti della pubblicazione delle sue conversazioni con Jeffrey Epstein, con il quale parlava apertamente di incontri con le ragazze della rete del predatore sessuale, il 25 febbraio Summers si è dimesso da Harvard dopo che aveva già lasciato la sua cattedra in novembre, quando l’università aveva aperto indagini interne. Summers ha anche rassegnato le dimissioni dal consiglio dei direttori di Open AI e dall’American Economic Association, che lo ha bandito a vita. Summers ha negato ogni accusa dicendosi pentito della aver frequentato Epstein.

Richard Axel
Il premio nobel Richard Axel ha lasciato la sua cattedra alla Columbia University dopo che anche il suo nome è stato legato ad Epstein che aveva una grande passione per la scienza e gli scienziati. Il luminare della biologia nucleare, era anche co-direttore del Zuckerman Mind Brain Behavior Institute che aveva contribuito a fondare. Axel ha lasciato il Howard Hughes Medical Institute e ha ammesso il suo errore di giudizio verso Epstein.

David A. Ross
Ancora nel mondo accademico, che Epstein amava frequentare, un’altra vittima illustre è il capo del master di arti visive della New York’s School of Visual Arts. In base ai contenuti dei Files, David A. Ross avrebbe scambiato e-mail nelle quali si faceva esplicito riferimento a ragazze minorenni, mentre lui mostrava ad Epstein la sua solidarietà dopo l’arresto. Su Ross non è stata aperta alcuna indagine.

Borge Brende
Il presidente e Ceo del World Economic Forum, dal 2017, ha rassegnato le sue dimissioni il 26 febbraio. Su Borge Brende era stata aperta un’indagine indipendente da qualche settimana. Da lì non sarebbero emersi dettagli ulteriori “oltre a quelli già noti” e contenuti nei Files pubblicati dal Dipartimento della Giustizia americano.

Jes Stanley
Il suo nome appare migliaia di volte nei Files e quella presenza gli era già costata il posto di Ceo presso Barclays nel 2021. Jes Stanley aveva lasciato quell’impiego a seguito delle risultanze di una indagine interna condotta per accertare le sue relazioni con Epstein.
Stanley, prima di allora, aveva lavorato per oltre trent’anni per JPMorgan, lasciata nel 2013. Nel 2023, la banca d’investimenti americana lo aveva denunciato con l’accusa di aver “ostacolato” gli sforzi del gruppo di tagliare ogni ponte con Epstein. L’uomo, per contro, aveva accusato il colosso di averlo utilizzato come “scuso per le relazioni esterne nelle cause legate ai traffici di Epstein che stava fronteggiando. NBCNews ricorda come JPMorgan abbia chiuso le sue dispute legali pagando 75 milioni di dollari alle Isole Vergini americane per l’assistenza alle vittime, ma non ha mai ammesso alcuna responsabilità. Con Jes Stanley era stato siglato un accordo privato.

Kathy Ruemmler
La donna a capo dell’ufficio legale di Goldman Sachs ha dovuto fare un passo indietro quando il suo nome è apparso in una lunga serie di scambi epistolari, privati, con Epstein. Kathy Ruemmler in passato era stata anche consulente per la casa Bianca durante l’amministrazione Obama. Nelle migliaia di email che avrebbero dimostrato il suo rapporto con il predatore sessuale, la Ruemmler gli spiegava come rispondere alle domande più insidiose legate alle sue accuse per abusi sessuali, come gestire la sua immagine mediatica e si confidava come un’amica sincera. Epstein in cambio le faceva regali costosi e la introduceva nella sua rete di relazioni esclusive dandole anche consigli per la sua carriera.

Leon Black
Con oltre 10mila menzioni negli Epstein Files da spiegare, Leon Black ha dovuto lasciare la Apollo Global Management, la compagnia di investimenti tra le più importanti di Wall Street, che aveva contribuito a fondare. A spingere il miliardario alle dimissioni era stato l’avvio di una indagine interna partita nel 2021 che avrebbe dimostrato come tra il 2012 e il 2017 Black avesse pagato ad Epstein consulenze per 158 milioni di dollari.

George J. Mitchell
Oggi 92enne, l’ex senatore democratico del Maine e inviato in Irlanda del Nord durante l’amministrazione Clinton, lo scorso febbraio si è dimesso dalla carica di presidente onorario del Mitchell Institute. L’ente distribuisce borse di studio agli studenti universitari del Maine.I Files raccolti a suo carico includerebbero anche un’intervista condotta dall’FBI nel 2020 dove una donna avrebbe affermato che Epstein l’aveva venduta a Mitchell all’inizio degli anni 2000. Un portavoce di Mitchell ha dichiarato che “in nessun momento il senatore Mitchell ha osservato, sospettato o avuto conoscenza di comportamenti illegali o inappropriati da parte di Epstein nei confronti di donne minorenni”.

Nel mondo

Sultano Ahmed bin Sulayem
L’uomo d’affari emiratino, da anni al vertice del gruppo DP World, ha lasciato il suo incarico di presidente e amministratore delegato dopo che gli Epstein Files hanno evidenziato i suoi rapporti con il faccendiere americano, che risalgono al 2007. A determinare le dimissioni in particolare i contenuti di una e- mail mandata da Epstein nel 2009 nella quale il faccendiere pedofilo scriveva: “Dove sei? tutto bene, ho adorato il video delle torture”. Il sultano avrebbe anche ricevuto aiuto da Epstein per un’azione di lobbying su un progetto per un porto sul Tamigi. Il governo inglese in quel momento vedeva al ministero del commercio Peter Mandelson col quale Epstein si raccomandava scrivendo: “essere gentile con il sultano”.

Mona Juul
La diplomatica norvegese ha lasciato l’incarico di ambasciatore in Giordania e Iraq all’inizio di febbraio. I documenti contenuti nel Files avrebbero evidenziato il rapporto di lungo corso intrattenuto da Mona Juul e dal marito, Terje Rod-Larsen, con Epstein che, nel suo ultimo testamento, avrebbe anche lasciato 10 milioni di dollari in eredità ai figli della coppia. I due erano stati figure di spicco durante gli Accordi di Oslo per portare la pace tra Israele e Palestina nel 1990. Il ministero degli Esteri norvegese sta investigando.

Thorbjorn Jagland
L’ex primo ministro laburista norvegese ed ex segretario generale del consiglio d’Europa dal 2009 al 2029, è stato accusato di corruzione aggravata in riferimento ai suoi rapporti con Jeffrey Epstein. Il 75enne, che era stato anche presidente del comitato del Premio Nobel, a pochi giorni dall’esplosione dello scandalo, è stato portato in ospedale d’urgenza, secondo alcuni quotidiani, per tentato suicidio. I suoi legali avrebbero smentito spiegando che si era trattato di “forte stress” e non di un atto deliberato.

Miroslav Lajčák
L’ex presidente dell’assemblea generale delle nazioni Unite ed ex consigliere per la sicurezza nazionale del primo ministro slovacco Robert Fico, si è dimesso per le conseguenze generate dagli scambi di e-mail con Epstein nei quali si passavano informazioni e commenti sulle donne della rete del pedofilo americano. In un documento del 2018, lo slovacco scriveva: “Perché non mi inviti a questi giochi?”. In una recente intervista a Euronews, avrebbe poi dichiarato: “Quando oggi rileggo quei messaggi, mi sento uno sciocco”.

Jack Lang
La procura nazionale finanziaria francese ha aperto un’inchiesta per accertare le eventuali responsabilità dell’ex ministro alla Cultura Jack Lang, che oggi si è dimesso dal ruolo di presidente dell’Istituto del Mondo Arabo. L’ipotesi per lui sarebbe quella di “riciclaggio dei proventi dell’evasione fiscale” frutto di una segnalazione dell’agenzia investigativa francese Mediapart, che ha citato i documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia americano che farebbero riferimento ad una società, con sede alle Isole Vergini americane, costituita da Epstein e dalla figlia di Lang, Caroline. La donna ha affermato di non aver mai visto Epstein comportarsi in modo inappropriato, ma in febbraio ha rassegnato le sue dimissioni da presidente dell’Independent Production Union.

Mohamed Waheed Hassan
L’ex presidente delle Maldive, in carica dal 2012 al 2013 ha lasciato l’incarico di inviato speciale dell’attuale governo a seguito delle rivelazioni contenute nei Files ed in base alle quali si sarebbe ripetutamente rivolto ad Epstein per chiedere consigli finanziari. Waheed Hassan non risulta essere indagato e avrebbe negato di essere stato a conoscenza della condanna di Epstein del 2008.

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