E-family bloccato e rimborsi Inps a 5 mesi: il sistema continua a penalizzare chi assiste i disabili
E-family, Home Care Premium e sostegno al caregiver. Parole difficili che coprono il baratro di chi deve far quadrare i conti per assistere un congiunto gravemente disabile. Tristemente noti i ritardi e i disservizi nel sociale italiano: mentre si pavoneggiano inneggiando al progresso con quella beffa di riconoscimento della figura (sfigurata dalla politica) del caregiver, si posa sulle nostre spalle – già pesantemente caricate – anche il bando E-family mancato e quella follia del nuovo meccanismo Inps per Home Care Premium.
Il bando E-family della Regione Lazio. Ricordate la piattaforma lampo del 2025? Durata circa due ore e fondi esauriti? Era grasso che cola considerando che il dott. Maselli, assessore regionale ai Servizi sociali, e tutto il suo entourage garantiscono il nuovo bando da mesi ma non si vede luce. E neanche l’ombra. Tante voci da lotteria sui nuovi criteri che ignorano la stessa esistenza del Por e della normativa europea.
Volevano allora aggrapparci all’Home Care Premium che già di per sé è rivolto solo ai dipendenti pubblici e loro congiunti. Nulla di fatto. Anche qui Inps sceglie il disservizio e cambia le procedure: rimborsi ogni 5 mesi. Quindi il ragionamento è il solito di sempre: sei beneficiario di un aiuto perché dimostri di avere un disagio economico? Io Stato ti garantisco un contributo per assumere un lavoratore, tu lo assumi ma ti do i soldi ogni 5 mesi (hcp) o non rinnovo il bando (E-family) o ti garantisco grandi novità (caregiver). Risultato? Chi ha assunto ora ha contratto debiti o per pagare o perché dovrà pagare dopo. E deve licenziare. I lavoratori, perdendo ogni forma di certezza, devono andare a casa e senza Naspi perché i contratti così brevi e già miseri non garantiscono nessun welfare concreto e serio.
Però poi parliamo di inclusione e diritti. Poi affidiamo agli psicologi online i caregiver, poverini, tutti matti a forza di accudire. E’ vergognoso.
La vera misura di contrasto sarebbe un ricorso collettivo che sancisca in tribunale quale sopruso, abuso e interruzione di servizio essenziale e assistenziale sia di fatto perpetrato ai danni dei più fragili. Chiedo che si faccia seriamente ognuno il proprio mestiere e che si provveda con estrema urgenza a far uscire il bando E-family, a questo punto biennale, e che non si stravolgano i criteri: non si puniscano i percettori già impegnati che stanno pagando operatori facendo affidamento sulla finestra di rimborso di 18 mesi per le 12 mensilità.
In tutto questo a Roma il trasporto collettivo è in tilt. Il budget ridotto favorisce gli utenti più prossimi alle zone centrali distruggendo le possibilità aggregative, inclusive, lavorative e riabilitative dei disabili più svantaggiati delle periferie. Continuo a chiedermi come certi addetti possano partorire queste aberrazioni senza correre a correggerle e come possano vivere tranquillamente davanti alla somma di disagi che rendono invivibili esistenze già difficili.
Spero che tutto si possa sbloccare al più presto. Ai caregiver vorrei solo dire che non sarà mai una parola inglese a classificare ciò che portiamo nel cuore. Alla faccia di chi con questi mezzucci ci toglie di fatto anche la possibilità di scendere in piazza a manifestare. E quest’ultima dell’E-family forse è la privazione più grave ai danni di chi assiste un malato gravissimo per 24 ore al giorno e 365 giorni all’anno: che la Regione Lazio, l’Inps e tutti gli uffici territoriali dei comuni ripassino un pochino alcune normative.
Ricordiamoci la Costituzione, perché nessuno ha inventato nulla. Basterebbe solo lavorare con etica e serietà anche a beneficio di chi paga le tasse per contribuire onestamente al welfare. Il diritto sociale non è un opinione personale. Non ci resta che attendere a testa bassa e con una stanchezza infinita.
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