Pont-Saint-Martin, il team formato dai soccorritori Claudio e Rhum non lascia solo nessuno
PONT-SAINT-MARTIN. Quando Rhum ti viene incontro ti afferra il braccio e lo stringe affettuosamente con le sue zampe. Lo fa sempre, anche quando ti incontra per la prima volta. È con quelle zampe che scava affannosamente per cercare una persona dispersa, tra la terra in un bosco o in montagna sotto la neve. Sarà per questa sua vocazione all’aiuto che è così affettuoso con tutti. Ad affinare il suo fiuto e le sue abilità è il proprietario, Claudio Ferrari, noto in tutta la Bassa Valle come artista della pietra ollare, ma da 25 anni anche soccorritore nel Soccorso alpino valdostano.
Con Rhum forma un team indissolubile, speciale: un’unità cinofila da soccorso. Da un lato c’è lui, il conduttore, dall’altro il cane addestrato, specializzato nella ricerca di persone disperse in superficie, sotto macerie, in valanga. Il cane sfrutta l'olfatto per localizzare i dispersi, supportando così l’intervento di Protezione civile e Vigili del fuoco. «Rhum è il quarto cane ad affiancarmi – spiega Claudio Ferrari –, lo fa da due anni e prima di lui per altri dieci lo ha fatto Buddy, che ora si gode il meritato riposo».
Una coppia affiatata che grazie a un addestramento mirato si mette al servizio degli altri: «Rhum ha seguito corsi speciali con istruttori cinofili – racconta Claudio – ; tutto si basa in sostanza sul gioco del nascondino e per interagire col cane il comando chiave è “cerca”».
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Appena sente quella parola Rhum scatta alla ricerca del disperso. Così ha fatto in occasione della valanga caduta a Gressoney-La-Trinité il 12 febbraio scorso, contribuendo a trovare, assieme ad altre unità cinofile, Alfonso Flostergher, escursionista 44enne miracolosamente sopravvissuto dopo essere rimasto sepolto per oltre tre ore sotto la neve. Ad aiutarlo aveva contribuito la bolla d’aria creatasi tra testa e braccia e così era anche riuscito a lanciare l'allarme al 112.
«È stato davvero emozionante – ricorda Claudio Ferrari –; purtroppo in tante altre situazioni analoghe l’epilogo è diverso. Nella stragrande maggioranza dei casi si recuperano persone ormai decedute. In questo caso è stato incredibile sentire tirare la sonda da sotto la neve, segno evidente che era in vita e che bisognava agire in fretta».
Claudio Ferrari e il suo Rhum in inverno sono operativi da novembre a maggio, in media tre o quattro giorni al mese, a disposizione in caso di emergenze nella sede del Soccorso alpino ad Aosta. Nello staff, oltre a loro, ci sono due guide alpine, un dottore, un pilota e un tecnico specialista.
La presenza di un amico speciale a quattro zampe è quella luce che brilla anche nei momenti più drammatici. In un lavoro dove troppo spesso si è testimoni di tragedie, l’entusiasmo di Rhum e la dedizione di Claudio sono preziosi. Alla base del loro lavoro c’è una sorta di promessa verso la collettività: quella di non lasciare mai nessuno da solo.