MotoGp, stagione al via in attesa della rivoluzione 2027. Godiamoci la velocità (finché c’è) e lo scontro Aprilia-Ducati
Prima posizione e record della pista nei test, prima posizione nelle prime libere. Prima posizione nelle pre-qualifiche, con quasi mezzo secondo di vantaggio sul secondo e nuovo record della pista. Difficile non credere che l’avvio di stagione di Marco Bezzecchi in Thailandia possa portare una rinfrescata ai vertici della MotoGp, dopo quattro anni di campionato monomarca Ducati (2022 Bagnaia, 2023 Bagnaia, 2024 Martin), quando non monoMarquez (2025). Il romagnolo ha inaugurato la stagione là dove aveva lasciato alla fine del 2025: davanti a tutti. Ma la novità è che alle sue spalle l’intero gruppo Aprilia va bene, e veloce: Jorge Martin, risolti i mille acciacchi dei millemila infortuni della scorsa stagione, sembra agguerrito, non fosse altro per garantirsi un ingaggio valido per il 2027. Ai Ogura fa meglio di Fernandez, ma insomma la moto di Noale sembra in palla in tutte le condizioni, con 3 piloti su 4 nei primi dieci.
E dunque Aprilia favorita? Mah: alle spalle c’è sempre un tale Marc Marquez, campione del mondo in carica nonostante l’infortunio che lo ha tenuto fuori per quattro gare. Epperò pure il dominante Marquez qualche grattacapo ce l’ha: il suo braccio destro, tanto per cominciare, è talmente intarsiato di cicatrici da consigliargli di optare per una aerodinamica meno invasiva (quella del 2024) per l’inizio della stagione, copiato dai piloti dei team clienti. Il risultato è che, ufficiali e non, nessuna Ducati pare circolare su pista con l’odiata (da Bagnaia) versione 2025. Del due volte campione del mondo torinese, a proposito, ci sarà di che parlare nel corso della stagione. I rumor mai smentiti lo danno in uscita da Ducati per un quadriennale proprio con Aprilia, offeso dalla richiesta di trasferirsi in team satellite pur con il trattamento da ufficiale e sdegnoso dei milioni offerti da Yamaha per andare piano. Però Pecco, che era parso in forma nei test, ha steccato la prima: fuori dal Q2 di Buriram per sua stessa colpa ammessa, il torinese è stato fin qui scialbo. Si vedrà. E dunque, almeno sulla carta: Bezzecchi, Marquez (Marc), Marquez (Alex), Bagnaia sono i nomi su cui i bookmaker si giocano il mondiale. Con gli outsider Martin, Di Giannantonio, Acosta, Ogura e Fernandez a cercare di rosicchiare qualcosa. Tra le case, detto di Ducati e Aprilia, cresce la Honda, stazionaria Ktm, disastro totale Yamaha.
Fin qui la sfera di cristallo sulla parte sportiva che quasi rischia di essere residuale rispetto a quel che gli anglosassoni chiamano silly season. Vale a dire la gragnuola di voci e indiscrezioni sul giro di walzer prossimo venturo: Quartararo verso la Honda, Acosta verso Ducati, Bagnaia in Aprilia, Alex Marquez in uscita da Gresini ma con destinazione ignota (Ktm ufficiale al posto di Binder e insieme a Vinales?). Senza contare re Marquez, il cui rinnovo biennale in Ducati appare un po’ meno scontato di prima, alla luce della sua stessa manifesta stanchezza. “Siamo lì tra i migliori 3-4 piloti, è dove dobbiamo essere – ha detto dopo le prequalifiche – quanto mi può impegnare l’Aprilia da 1 a 10? 10. Bezzecchi è il favorito per pole, sprint e gara”. Così il pilota della Ducati: “Dico la verità, noi proveremo a lottare per la prima fila e per il podio sia nella Sprint che nella gara lunga. E non sarà facile. L’anno scorso l’obiettivo era un altro perché ero io il più veloce, quest’anno per il momento no”, ha aggiunto lo spagnolo ai microfoni di Sky Sport.
Quel che Marquez non dice è che, a 33 anni, questa potrebbe essere l’ultima stagione della “sua” MotoGp, così come il 2015 fu l’ultimo anno della MotoGp di Valentino Rossi. Alla rivoluzione in arrivo nel 2027 – motori più piccoli, meno aerodinamica, circuiti cittadini, più circenses che panem, secondo la moda di Liberty Media già vista nella F1 – il nove volte campione del mondo si affaccia come un musicista classico all’ascolto di un album dei Tool: bello, ma non ci vivrei. E quindi chissà che con il passare delle gare nella testa dello spagnolo non maturi un’idea balzana: andarsene finché è il più grande. Lasciando il circo a fare il circo senza di lui, che animale da esposizione proprio non è.
Le premesse, peraltro, non sono delle migliori. A cominciare dalla polemica incipiente sulla decisione di sopprimere il gran premio di Phillip Island – universalmente il più bel circuito del mondo insieme al Mugello – per trasferirsi in area cittadina ad Adelaide (non la stessa della Formula 1, e meno male). Motivazione tecnica della Fim: gli isolani non hanno fatto nessuna delle modifiche richieste al circuito, paddock, box, vie di fuga. Motivazione di Carmelo Ezpeleta (padre e fin qui padrone del campionato): “Vogliamo portare le moto più vicino ai cittadini”. Risultato: niente più gran premio sull’oceano tra gabbiani suicidi, venti impazziti e sfondi da romanzo. Cioè meno romanticismo, meno epopea, meno rischi, meno divertimento. Più birra, salsicce, vip e social. Che poi è la ricetta rimasticata della Formula 1: macchine lente e regolamenti esasperati in cambio di un po’ di gossip.
Se pagherà in termini di audience e di ricavi si vedrà. Ma sportivamente non ha alcun senso.
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