Sondaggi politici TP, referendum: sarà un voto di partito e non nel merito della riforma
Sondaggi politici TP, referendum: sarà un voto di partito e non nel merito della riforma
Bentornati con il sondaggio settimanale di Termometro Politico. Continuiamo a parlare del referendum del 22 e 23 marzo che verte sulla riforma della Giustizia. Poi, a distanza di 4 anni dallo scoppio della guerra in Ucraina, parliamo dell’invio di armi da parte dell’Italia all’Ucraina. Spazio anche per la proposta di legge che metterebbe al bando il consumo di carne di asino e cavallo. Chiuderemo, come sempre, con intenzioni di voto e fiducia in Giorgia Meloni.
Sondaggi politici TP, referendum: si voterà più per partito (preso) che nel merito
Cominciamo dall’argomento che tiene – e terrà – banco almeno per un altro mese: il referendum sulla riforma della Giustizia. Abbiamo chiesto, per cominciare, se gli italiani voteranno al referendum sulla giustizia in base al merito della riforma, o seguiranno le indicazioni dei partiti.
Solo il 18,3% ritiene che la maggioranza si esprimerà davvero sui contenuti della riforma. La quota di chi crede in un voto genuinamente meritocratico è minoritaria, seppur non proprio residuale. Il 30,5% prevede che prevarranno le indicazioni di partito, mentre il 27,9% ritiene che la variabile determinante sarà la volontà di rafforzare o colpire il governo Meloni. In sintesi: quasi il 58% degli italiani prevede un voto sostanzialmente politico, non referendario nel senso proprio del termine. Solo il 22,2% si aspetta una divisione equa tra chi voterà nel merito e chi con motivazioni politiche.
Gli effetti politici del referendum: non sarà come il 2016
Se il voto sarà politicamente orientato, quali conseguenze ci si aspetta? Anche qui l’opinione pubblica si rivela più disincantata e meno determinante rispetto al referendum costituzionale del 2016 sostenuto dall’allora premier Matteo Renzi.
Infatti, solo il 6,7% ipotizza conseguenze molto pesanti, fino alle dimissioni di esponenti dello schieramento perdente. Il 21,7% prevede effetti significativi sul consenso in vista delle politiche del 2027. La quota più consistente – il 37,2% – ritiene che ci sarà qualche penalizzazione temporanea per i perdenti, ma senza ripercussioni decisive sul quadro elettorale.
Quasi un italiano su tre – il 31,9% – sostiene invece che nel giro di poche settimane non si parlerà più del risultato. Il quadro complessivo restituisce quindi un elettorato che considera questo referendum come un momento sì importante, ma non decisivo, di questa Legislatura.
Invio di armi in Ucraina: maggioranza rimane contraria, ma aumenta leggermente il consenso grazie a elettori FdI
Come detto in apertura, a distanza di 4 anni dall’inizio della guerra in Ucraina, chiediamo ai nostri lettori se sono favorevoli o meno all’invio di armi all’Ucraina da parte dell’Italia.
Il 38,8% degli intervistati si dichiara del tutto contrario all’invio di armamenti. Aggiungendo il 14,7% di chi è “poco” favorevole, si raggiunge una maggioranza assoluta – il 53,5% – che esprime un’avversione che va da tiepida a netta. Chi si dice “molto” o “abbastanza” favorevole totalizza il 44,3%, diviso quasi equamente tra le due opzioni (22,0% e 22,3%).
Il livello di consenso è cresciuto leggermente nel corso del tempo grazie, in particolare, al forte cambiamento avvenuto tra le fila degli elettori di Fratelli d’Italia: nella prima rilevazione, il sostegno all’invio di armi all’Ucraina era al 35,7% (marzo 2022). Adesso, è giunto al 57,9% (febbraio 2026).
Carne di asino e cavallo
Chiudiamo parlando della proposta di legge che chiede di vietare la vendita e il consumo di carne di cavallo e asino.
Solo il 16,2% si dichiara molto favorevole al divieto con argomentazioni etiche (“le persone possono nutrirsi sano senza uccidere animali”), e un ulteriore 17,5% sostiene la misura per ragioni culturali – i cavalli come animali d’affezione. Complessivamente, meno di un italiano su tre appoggia il provvedimento.
La maggioranza relativa – il 33,5% – si oppone non per ragioni gastronomiche, ma per un principio di ordine liberale. A questa si aggiunge un robusto 25,2% che legge nella proposta l’ultimo episodio di una “crociata immotivata contro il consumo di carne” che colpisce la libertà individuale. La somma di contrari raggiunge quasi il 59%, spinta proprio da quella gran parte di campione – una persona su tre – che, pur ammettendo che sia giusto consumare meno carne, “non deve essere lo Stato a imporre cosa mangiare, ma una libera scelta dei cittadini”.
Sondaggi elettorali TP, intenzioni di voto 27 febbraio 2026: primo stop per FN di Vannacci
Passiamo ora alle intenzioni di voto. Rispetto alla scorsa settimana c’è il primo stop di FN di Vannacci, che perde ben 4 decimi e cala dal 3,8 al 3,4%. E Calenda si porta in scia di Vannacci, rosicchiando due decimi e salendo fino al 3,2%.
Tra i partiti maggiori, salgono sia FdI (0,1%) che PD (+0,2%), mentre il M5S perde 3 decimi e scende fino al 12%. Forza Italia torna ad allungare sulla Lega (8,2% a 7,5%). AVS recupera un decimale e si porta al 6,4%.
Chiudiamo, infine, con la fiducia nella premier Meloni, che torna nuovamente al di sotto della soglia del 40%, garantendosi il consenso di solo il 38,9% del campione, (in flessione dell’1,1% rispetto alla scorsa settimana).
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