Si dice padre di una neonata georgiana, ma il test del Dna lo smentisce: 55enne indagato
IVREA. La trattava in tutto e per tutto come se fosse sua figlia. La accudiva con una cura visibile davanti agli estranei. Quando la procura di Ivrea gli ha chiesto di fare volontariamente il test del Dna, però, si è rifiutato. E, successivamente, con il prelievo biologico disposto dal gip, è risultato che non fosse lui il padre.
È un’indagine delicatissima quella appena conclusa dalla pm Giulia Nicodemi su un 55enne canavesano, difeso dall’avvocata Giada Meschinelli, di cui omettiamo l’identità solo per tutelare la piccola che attualmente è stata affidata dai servizi sociali a una famiglia. Sono in corso anche le pratiche per valutare la sua adottabilità.
Il reato contestato è alterazione di stato: nell’atto di nascita del 21 giugno 2023, di fatto, l’uomo ha dichiarato che la bimba fosse sua figlia e di una cittadina kazaka 40enne, che l’ha partorita a Tbilisi e lasciata al 55enne canavesano, per poi far perdere le sue tracce. L’11 luglio successivo, poi, l’uomo avrebbe commesso un falso, dichiarando al consolato italiano in Georgia che la bimba era sua figlia.
Da quel momento in poi la bimba è vissuta in casa sua, fino allo scorso anno. Quando, dopo una perquisizione, è stata affidata ai servizi sociali. Gli inquirenti erano stati allertati durante la trasmissione degli atti dall’ambasciata al Comune di residenza. La madre non era con quella bambina. Era tornata in Kazakistan subito dopo aver partorito e della piccola non voleva più saperne nulla.
Durante la perquisizione gli investigatori avrebbero riscontrato un ambiente di vita non consono a una neonata, sia per le condizioni igienico-sanitarie, che per le cianfrusaglie riposte in giardino, con oggetti taglienti e cani liberi anche di taglia grande. Sembra sia stato trovato anche del materiale pornografico, dei video che ritraevano lui, in cui però la bimba non era in nessun modo coinvolta.
L’avvocata Meschinelli ha fatto sapere che l’uomo non intende rilasciare dichiarazioni, almeno prima di aver potuto visionare gli atti nel fascicolo. Sembra che però il 55enne, sentito in procura, abbia detto di aver avuto una relazione con la donna kazaka, di averla conosciuta online e poi incontrata a Cipro.
Tuttavia non avrebbe saputo fornire né biglietti aerei né indirizzi di soggiorni. Allo stato delle cose, pare che l’uomo sia uscito dall’Italia negli ultimi anni solo per andare in Georgia a prendere la bambina e poi portarsela in Canavese.
Quando è stato ascoltato dalla procura, inoltre, non aveva un lavoro fisso e viveva di quanto lasciato dal padre. Avrebbe infatti accudito l’anziano fino alla morte e proprio per questo motivo avrebbe perso il lavoro in precedenza. Poi, il desiderio della figlia.
Si tratta però di una ricostruzione che potrà chiarire solo il diretto interessato, che non ha perso le speranze di poter riavere la bambina. La conclusione delle indagini è di qualche giorno fa, fino all’eventuale richiesta di rinvio a giudizio l’uomo potrà chiarire in procura i tasselli mancanti.
Anzitutto dove e quando avrebbe incontrato la donna in precedenza e se, questo incontro, si è davvero verificato. Se davvero credeva che la bimba fosse sua figlia, come aveva fatto certificare nell’atto di nascita e come aveva dichiarato al responsabile del consolato. O, se dietro agli atti non si nasconda una storia ancora diversa.