Marcite medievali a rischio tra burocrazia e incuria
Oliviero Dellerba / vigevano
Il sistema delle marcite, la tecnica di lavorazione delle terre che già nell’antichità permetteva di avere foraggio tutto l’anno (particolare che faceva la differenza un po’ in tutte le situazioni) in Pianura Padana e soprattutto a Vigevano, sta rischiando di scomparire. Soprattutto nel tratto che va dalla casa rotondo alla Sforzesca verso la cascina Cararola.
l’allarme
A dare l’allarme è stato l’ex assessore Mario Cantella che è andato a verificarne nella valle della frazione Sforzesca il reale stato.
«I fossi senza acqua sono la situazione attuale delle marcite della Sforzesca. Non avere acqua in questi mesi vuol dire compromettere l’equilibrio di questo ecosistema», denuncia Cantella. Ma la situazione è assai contorta: il cavo irriguo che dovrebbe alimentare le marcite ha un proprietario, mentre la gestione idrica è in capo al consorzio Est Sesia; il proprietario dei terreni, non avendo affittuari, ha semplicemente deciso di non acquistare acqua che sarebbe inutile non essendoci attività agricole né raccolti. Cantella chiama così in causa anche il primo cittadino che dovrebbe convocare tutti i vari soggetti e anche il Parco del Ticino per cercare di salvare la situazione. «Il problema delle marcite – spiega il primo cittadino Andrea Ceffa – esce periodicamente e mi rendo conto che sia in un sistema complesso. Abbiamo anche già provato a riunire attorno a un tavolo i vari rappresentanti anni fa: un’opera di coordinamento che ha portato Est Sesia a migliorare l’irrigazione nella valle della Sforzesca. Ma più di tanto non possiamo fare».
Parole simili a quelle del presidente del consorzio del Parco del Ticino, il vigevanese Ismaele Rognoni. «Non possiamo obbligare nessuno ad alimentare le marcite e a utilizzarle – spiega –. In ogni caso se nel piano territoriale di coordinamento del Parco è indicata la coltivazione del terreno a marcita, non può essere modificata, visto che ne viene riconosciuta dal nostro ente l’importanza anche storica e non ne è consentita la trasformazione. Se in futuro sarà possibile fare qualcosa con i proprietari il Parco ci sarà, ma è evidente che non possiamo intervenire sulla proprietà altrui».
Da notare che a Ozzero, qualche chilometro da Vigevano, esiste un’azienda agricola con una marcita “didattica” che è gestita in accordo con il Parco del Ticino, alla Cascina Selva. Cantella ha fatto notare come anche nell’agosto scorso la situazione delle marcite fosse quella di non avere più erba verde con acqua corrente, bensì campi secchi e vorrebbe che del problema si occupasse la Regione e anche l’Ecomuseo sforzesco, recentemente fondato: «Penso che non verrà fatto niente. Per cui dovremo pensarci, come per gli affreschi della piazza, noi cittadini», conclude Cantella.
Sui social la discussione ha avuto parecchio seguito. Ai vari motivi spiegati dall’ex assessore ne sono stati aggiunti altri: a cominciare dal discorso economico che lega il costo dell'acqua alla redditività di fieno e latte, con margini ristrettissimi o addirittura inesistenti. «Se non si crea una filiera vera lattiero casearia, queste zone pregiatissime, le possiamo considerare definitivamente perse», scrive un agricoltore che ha l’azienda nell’area appena prima della Sforzesca. —