Attesa la sentenza per il delitto di piazza Meardi, l’ex assessore Adriatici rischia 11 anni
VOGHERA. Reggerà l’accusa di omicidio volontario contestata dalla procura? O l’imputato, come sostengono i suoi avvocati, si è difeso da un’aggressione che gli avrebbe fatto perdere lucidità proprio mentre aveva in mano una pistola? Oggi è il giorno della verità, a distanza di cinque anni dai fatti e dopo un iter giudiziario più che travagliato: il giudice Luigi Riganti dovrà pronunciare il suo verdetto su Massimo Adriatici, l’ex assessore leghista di Voghera, avvocato ed ex poliziotto, a processo per avere esploso il colpo di pistola con una Beretta calibro 22 che la sera del 20 luglio 2021 uccise il 39enne Younes El Boussettaoui, in piazza Meardi, davanti al bar Ligure. La procura ha chiesto una condanna a 11 anni e 4 mesi, la difesa l’assoluzione dall’accusa di omicidio. Ma è possibile anche un altro scenario: il giudice, infatti, potrebbe riqualificare l’accusa e decidere la pena sulla base di un’altra imputazione, magari di tipo colposo.
Giudizio abbreviato
A prescindere dalla valutazione del giudice, in caso di condanna Adriatici potrà contare sullo sconto di pena di un terzo, avendo scelto il rito abbreviato. Il processo nasce dopo che il primo giudizio per eccesso colposo di legittima difesa, durato circa un anno e undici udienze, si era concluso con l’ordinanza della giudice Valentina Nevoso che aveva chiesto alla procura di riqualificare l’imputazione in omicidio doloso. Nel nuovo capo di imputazione, formulato dalla Procura e sostenuto nella requisitoria dal procuratore capo Fabio Napoleone, si sottolinea come il proiettile che colpì Younes tra il torace e l’addome, e provocò una emorragìa che condusse il 39enne a una morte rapida, fu esploso «in violazione dei doveri del suo ufficio di assessore».
La versione dell’accusa
Anche se deteneva la pistola legalmente, per difesa personale, Adriatici, per i pm, quella sera svolgeva «indebitamente un servizio di ronda armata» e di «pedinamento» della vittima, e «dopo avergli mostrato la propria pistola ed essere stato colpito da lui con una manata al volto che ne determinava la caduta a terra, la perdita degli occhiali indossati e contusioni al volto refertate in due giorni, esplodeva un colpo d’arma da fuoco». Nel processo questa ricostruzione è stata affidata ai filmati della telecamera dell’agenzia immobiliare di corso XXVII Marzo, che però ha ripreso solo l’esibizione della pistola da parte di Adriatici, l’aggressione da lui subita e la caduta, ma non il momento dello sparo, che resta nascosto dietro il muro del bar.
Gli avvocati difensori Luca Gastini e Carlo Alleva hanno provato nel processo a dimostrare la tesi della legittima difesa: il loro assistito avrebbe esploso il colpo di pistola perché temeva di essere ancora aggredito dopo essere stato colpito da un pugno a mano aperta ed essere caduto per terra.
La difesa
Questa la ricostruzione dei difensori: quella sera Adriatici era per strada per fare una passeggiata ed era armato perché portava sempre la pistola. Non stava facendo, quindi, una ronda armata, né seguiva Younes. La sua fu legittima difesa perché sparò, con la sua Beretta calibro 22 detenuta regolarmente, dopo essere caduto per uno schiaffo a mano aperta. La difesa ha così chiesto l’assoluzione invocando «l’incapacità naturale» dell’imputato al momento del fatto, perché il colpo di pistola fu esploso non in modo cosciente, ma in un momento di blackout mentale.
La parte civile
Di diverso avviso gli avvocati di parte civile Debora Piazza e Marco Romagnoli, che rappresentato i genitori e quattro fratelli della vittima, tutti costituiti parte civile: per i legali e i parenti di Younes El Boussettaoui si è trattato di un omicidio volontario.
Una tesi portata avanti per tutto il processo di primo grado e condivisa dalla giudice Nevoso, che aveva infatti concluso il giudizio con la richiesta di riqualificare il fatto. Le parti civili chiedono danni per 2 milioni di euro: in questi anni hanno rifiutato le offerte di risarcimento (circa 250mila euro) arrivate dall’imputato. —