Napoli-Atalanta, l’analisi di Salvione: “Un abbaglio colossale di Chiffi e del Var”
Ci arrendiamo, non se ne può più. Ogni fine settimana sempre la stessa storia. Un errore dietro l’altro, partite stravolte, risultati condizionati. Il disastro arbitrale è diventato una costante nel nostro campionato. Ogni volta che ci illudiamo di aver toccato il fondo, veniamo sorpresi da un altro abbaglio, ancora più grande di quelli visti prima. Un’escalation senza precedenti, una lista di orrori lunga chilometri. A giro sono stati colpiti tutti, ma la misura ormai è colma, il limite massimo di allarme è stato superato da tempo. Il bello è che non si vede mai la luce in fondo al tunnel, si parla (tanto) e si discute (spesso a vanvera) ma non si risolve il problema. È una vergogna senza fine.
Quello che è successo ieri al Napoli è stato imbarazzante. Chiffi ha avuto un’allucinazione e ha fischiato un fallo di Hojlund su Hien nell’azione che ha portato al 2-0 di Gutierrez (poi annullato). Ma avete mai visto un attaccante che ha il pallone, è in vantaggio e sta andando verso la porta commettere fallo? Un chiaro ed evidente errore sul quale tutti si aspettavano un intervento del Var, lo stesso che giustamente era intervenuto prima per revocare un rigore per un contatto sempre fra Hojlund e Hien. E invece da Lissone niente, la comunicazione non è arrivata. Aureliano ha messo anche la sua firma su una decisione candidata a diventare una delle peggiori della stagione. Una scelta che ha fatto infuriare il Napoli, ha tolto la parola a Conte e ha portato Manna a definirlo un “episodio incommentabile, imbarazzante, vergognoso”.
Non ha fatto una bella figura invece Palladino, che ha parlato di “fallo chiaro, trattenuta evidente, con Hien spinto e buttato giù”. La crescita di un allenatore passa anche attraverso l’eleganza con cui riesce a districarsi in vicende così spinose.
Di sicuro la sconfitta di Bergamo può pesare in maniera pesante sulla corsa Champions del Napoli. Il vantaggio sulla Juve quinta resta di quattro punti, ma ora le rivali sono aumentate. Oltre alla Roma, da lontano si vedono arrivare di galoppo il Como e la stessa Atalanta. Nelle ultime dodici giornate Conte non si può permettere altri scivoloni se vuole evitare sorprese. Il suo rammarico più grande è essere uscito battuto dopo una partita comunque giocata bene, nonostante la solita lunga lista di assenze (Di Lorenzo, Rrahmani, Anguissa, McTominay, De Bruyne e Neres). Ma a Bergamo sono successe due cose mai viste finora: per la prima volta ha preso due gol di testa da quando è a Napoli e per la prima volta in campionato ha perso una partita dopo essere andato in vantaggio. Segnali di un momento delicato, di una situazione di emergenza perenne che sta creando difficoltà enormi. Senza cinque titolarissimi e con almeno quattro non al top (Politano, Spinazzola, Gilmour e Lukaku), il Napoli non può essere la stessa squadra. Finora ha cercato di resistere aggrappandosi a tutte le energie ancora disponibili, ma oggettivamente deve superare ostacoli a ripetizione. Da qui in avanti il calendario lo metterà di fronte a Verona, Torino, Lecce, Cagliari, Milan, Parma, Lazio, Cremonese, Como, Bologna, Pisa e Udinese.
Sulla carta non sembra proibitivo, specialmente se arriveranno buone notizie dall’infermeria. E soprattutto se gli arbitri eviteranno altri colossali abbagli.
Articolo tratto dal Corriere dello Sport
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