Da Ivrea al Cpr albanese andata e ritorno: il trattenimento dura appena 7 giorni
IVREA. Visto dall’alto sembra il gioco dell’oca, vissuto in prima persona è un’inutile e crudele Odissea quella di un 38enne, irregolare sul territorio italiano, di origine marocchina, ma con radici a Ivrea. Città in cui è ritornato, alla fine di un giro che lo ha visto toccare Torino, per poi prendere un volo per il Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Gjader in Albania, una nave per Bari e, lasciato al porto con null’altro che un foglio della Questura di Roma in mano, salire su una serie di treni senza biglietto, da cui veniva regolarmente tirato giù per giorni, fino al ritorno in Piemonte.
La vicenda inizia quando dopo aver scontato una condanna a un anno, un mese e 11 giorni, il 38enne è uscito dal carcere di Biella lo scorso 28 novembre. L’uomo, però, era irregolare sul territorio, così è stato accompagnato al Cpr di Torino, dove ha conosciuto l’avvocata Monica Grosso che poi ha curato la sua pratica. Dopo qualche tempo nel Cpr, all’inizio di gennaio, gli viene detto di prepararsi a partire. «Lui ci ha raccontato - spiega Elena Gianotti, operatrice legale della cooperativa Città@colori che lo ha incontrato allo sportello Elp - che gli hanno comunicato che sarebbe andato in un posto migliore. Quando ha visto l’aeroporto ha pensato: bene, mi stanno rimpatriando in Marocco. E invece no, lo portano in Albania, al centro di Gjader». Qui, riporta di aver visto un luogo semi deserto. Non è un mistero che il luogo di detenzione ai fini di rimpatrio non sia mai entrato veramente a pieno regime. «D’altronde il suo non è l’unico caso, soltanto io ne ho almeno una decina di casi di persone che, come lui, sono andate e tornate indietro», precisa ancora Grosso.
Il 38enne si ricorda della sua avvocata e la chiama dal centro di Gjader, dove i trattenuti hanno 7 giorni per presentare una richiesta d’asilo accelerata. Era l’8 gennaio. Il 15 sarà lasciato a Bari senza soldi e martedì 3 febbraio arriverà allo Sportello Elp per raccontare la sua storia. L’avvocata Grosso racconta della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale a Gjader: «La fanno il giorno stesso - spiega l’avvocata Grosso - e nel suo caso abbiamo avuto un rigetto. Poi però, l’impugnazione avviene in Italia. Qui abbiamo ottenuto una sospensiva dell’espulsione, perché ha dei legami nel nostro Paese». L’uomo, infatti, ha un figlio a Torino e una compagna a Ivrea. D’altronde la sua permanenza sul territorio non è sporadica: è qui da quasi 15 anni. «È arrivato con il decreto flussi del 2012 - spiega ancora Gianotti - quindi allora era regolare. Aveva un lavoro stagionale. Perso il lavoro, però, non ha più potuto rinnovare il permesso di soggiorno e da quel momento è diventato irregolare».
Già ad aprile 2025, il Tavolo asilo e immigrazione - composto dalle principali organizzazioni che si occupano di protezione internazionale in Italia - aveva scritto del centro di Gjader: «La decisione di trasferire coattivamente persone già sottoposte a trattenimento in Italia in un Cpr delocalizzato fuori dai confini nazionali, rappresenta un’evidente forzatura delle norme europee e costituzionali e implica gravi violazioni in termini di diritto alla difesa, all’asilo, all’unità familiare e alla libertà personale».
Lo sportello Elp, che ha intercettato questa e molte altre storie, va verso la chiusura il 3 marzo. «Elp - spiega la coordinatrice VanessaVidano - intercettava casi molto delicati che ora speriamo transitino al nuovo sportello Fami, aperto il martedì dalle 16 alle 18 e il venerdì dalle 10 alle 12 nell’atrio del Comune».