La “Battaglia dell’Alba” al CAAT: diritti, qualità e il futuro incerto del lavoro notturno
Il Centro Agro Alimentare di Grugliasco (CAAT) è a un bivio. Non è solo una questione di logistica, ma un dibattito profondo che tocca i diritti dei lavoratori, la sostenibilità del sistema agricolo locale e le abitudini di consumo di una città intera. Al centro della contesa c’è la proposta di dire addio allo storico turno notturno per passare a un orario diurno: un cambiamento che divide drasticamente chi vede nel “modello ufficio” un progresso sociale e chi, invece, lo considera il colpo di grazia per la filiera del fresco.
Il fattore umano: tra dignità e sopravvivenza
Per decenni, il CAAT è stato il regno dei “resistenti della notte”. Ma oggi questo modello vacilla. Come riportato dal Corriere della Sera, la testimonianza di chi vive questo mondo da una vita è emblematica: “Mi sveglio a mezzanotte da 45 anni, ma se cambiano l’orario siamo finiti”, racconta uno storico operatore. Il timore è che lo slittamento dell’orario possa alienare la clientela storica dei mercati rionali e dei piccoli negozi, costretti a ritmi che non coinciderebbero più con la freschezza richiesta dai torinesi.
L’allarme di Coldiretti: “Rischio fuga di clienti e perdita di freschezza”
Coldiretti Torino ha espresso una posizione netta: il cibo di qualità si basa sulla freschezza, e posticipare la vendita significa invecchiare il prodotto di almeno 24 ore. Secondo l’associazione, molti acquirenti professionali hanno già manifestato l’intenzione di rivolgersi ad altri hub se Torino dovesse abbandonare il turno notturno.
Per le aziende agricole a conduzione familiare, un orario pomeridiano o mattutino avanzato interferirebbe con i tempi naturali della terra e dell’allevamento, creando un corto circuito produttivo che potrebbe favorire le importazioni dall’estero e la logistica delle multinazionali, a scapito del chilometro zero piemontese.
Verso un nuovo modello di mercato?
La decisione, che dovrebbe arrivare entro aprile, è ora nelle mani dell’assemblea degli operatori, ma l’impatto sarà pubblico. Il Comune di Torino e la Camera di Commercio osservano con attenzione un dossier che riguarda oltre 170 aziende e migliaia di famiglie. La domanda che la politica locale deve porsi non è solo quando aprire i cancelli di Grugliasco, ma quale modello di città vogliamo: una Torino che insegue l’efficienza dei grandi magazzini standardizzati o una capitale del gusto che sa tutelare il lavoro agricolo e i suoi ritmi antichi, pur modernizzandone i diritti?
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