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Trump sfida l’ordine multilaterale mentre il controverso Board of Peace mina il ruolo delle Nazioni Unite

di Antonio Salvati

Nel 2025 molti passi del presidente Trump sul piano internazionale sono stati – come sottolineato da diversi analisti – caratterizzati dall’imprevedibilità. Tuttavia, sulla “imprevedibilità” trumpiana bisogna intendersi. Infatti, accanto ad aspetti caratteriali del presidente e del suo stile, nelle scelte di Trump e della sua amministrazione individuiamo un orientamento preciso.

Nel corso del 2025 l’attacco senza precedenti sferrato a febbraio contro l’Europa dal vicepresidente JD Vance durante la Conferenza di Monaco sulla Sicurezza, le pressioni esercitate sui partner europei al vertice della Nato a L’Aia a giugno, l’imbarazzante incontro con Vladimir Putin ad Anchorage, in Alaska, ad agosto, la pubblicazione ufficiale della nuova Strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti a dicembre scorso indicano chiaramente l’insofferenza e la diffidenza nei confronti dell’Europa – probabile prodromo di un disimpegno dalla comune difesa euroatlantica – e un’ostentata presa di distanza dall’ordine internazionale costituito.

Nell’arena internazionale ciò che conta oggi è soprattutto la potenza militare. La politica si presenta col volto della guerra. In un silenzio quasi assordante, come se tutto ciò fosse normale, stiamo smantellando pezzo per pezzo tutta la costruzione dei meccanismi multilaterali avviata proprio dopo il 1945: l’idea stessa che la sicurezza degli Stati debba es sere garantita in prima battuta dalle Nazioni Unite e dal diritto internazionale. Del ruolo della diplomazia multilaterale non si parla quasi più.

Tutti sottolineano la fragilità dell’Onu, ma bisognerebbe interrogarsi su chi ne abbia deliberatamente smantellato l’autorevolezza e la forza. Il che non significa affidarsi solo alla diplomazia: in passato le Nazioni Unite sono state capaci di organizza re missioni internazionali anche con una componente militare. Ma si trattava di decisioni prese non unilateralmente all’interno degli organi internazionali preposti. Di fatto il diritto è oggi inapplicabile, estraneo alla politica, inadatto a comprenderla.

La verità è che la legge della giungla sembra avere un fascino morboso persino in Occidente. Primo fra tutti per il presidente statunitense Trump, che può impunemente minacciare di invasione perfino i propri alleati, dal Canada alla Danimarca a Panamá, senza che questo porti a una reazione seria dell’Europa. Il controverso Board of Peace per Gaza attesta il proposito chiaro di dar vita a un ente alternativo all’ONU fondato su un singolare protagonismo e potere personale del presidente Trump. Oggi c’è poco spazio per il multilateralismo così come conosciuto e sostenuto per decenni. La congiuntura internazionale non favorisce il funzionamento e il ruolo degli organismi dell’ONU e in generale dei fori multilaterali, da numerosi dei quali gli Stati Uniti hanno deciso di ritirarsi, spesso con un pesante pregiudizio per le attività di quegli enti specie nei confronti di Paesi più vulnerabili.

Tuttavia, la diplomazia italiana nel corso del 2025 per alcuni aspetti ha operato in controtendenza, come sottolinea il recente corposo rapporto sulla politica estera italiana curato dall’Istituto Affari Internazionali (IAI) attraverso le analisi dei suoi ricercatori.

Come ha osservato Marianna Lunardini, il 2025 è stato un anno di svolta, e di crisi, per la cooperazione allo sviluppo a livello globale. Alcuni dei maggiori Stati donatori hanno deciso di tagliare le risorse destinate agli aiuti pubblici allo sviluppo (Aps).

Gli Usa, in particolare, hanno cancellato l’83 per cento dei progetti di cooperazione dell’Agenzia, mentre la riduzione degli Aps statunitensi per il 2026 è stimata attorno al 56 per cento rispetto al 2023. Anche molti Stati europei hanno deciso di tagliare gli aiuti. Gli Aps sono stati considerati per molto tempo resilienti alle emergenze e alle crisi globali, non da ultimo quelle pandemiche. I recenti tagli segnalano – spiega Lunardini – invece «un riorientamento delle risorse che, ove proseguisse, potrebbe portare a drammatiche conseguenze per le persone e gli Stati più vulnerabili. È stato stimato che questa drastica riduzione delle risorse per gli Aps potrebbe provocare, entro il 2030, più di 22 milioni di morti, di cui 5,4 milioni bambini con meno di cinque anni».

L’Italia continua a destinare una percentuale di risorse all’ Aps rispetto al Reddito nazionale lordo (Rnl) al di sotto dell’obiettivo dello 0,7 per cento a cui si è impegnata insieme ai paesi più ricchi. Nel 2024, in ogni caso, gli Aps dell’Italia sono leggermente aumentati, secondo dati preliminari, raggiungendo i 6,7 miliardi di dollari, pari allo 0,28 per cento del Rnl (appena +0,01 rispetto allo 0,27 del 2023). Dall’altro, con il lancio del Piano Mattei nel 2024, il governo italiano ha avviato una serie di iniziative a favore dei Paesi a medio e basso reddito del continente africano, anche se rimangono vari interrogativi sullo sviluppo del Piano, incluse l’adeguatezza dei fondi disponibili e le sinergie effettivamente realizzabili con i programmi europei e internazionali.

L’Italia è il primo contributore di truppe, tra i paesi occidentali, alle operazioni di pace dell’ONU e il settimo contributore al bilancio dedicato al loro finanziamento. Ha inoltre un ruolo di spicco nella formazione di alto livello del personale per il peacekeeping e nella gestione degli aspetti ambientali delle missioni. Nel 2025 truppe italiane hanno partecipato a varie missioni Onu. Lo sforzo di gran lunga più consistente, con circa 1.100 unità in media, è stato nell’ambito della missione Unifil in Libano; da giugno 2025 Unifil è di nuovo sotto il comando di un generale italiano, Diodato Abagnara. In diverse occasioni, Unifil si è trovata sotto il tiro dell’esercito israeliano, provocando tensioni tra i due paesi. Altre missioni Onu con partecipazione italiana operano a Cipro (Unficyp), in India e Pakistan (Unmogip) e nel Sahara Occidentale (Minurso).

Inoltre, nel 2025 l’Italia ha assunto un ruolo di primo piano alle Nazioni Unite con la presidenza, affidata all’ambasciatore Maurizio Massari, della prima Commissione dell’Assemblea generale, competente per disarmo, controllo degli armamenti e sicurezza internazionale. Massari ha sostenuto che la presidenza italiana è impegnata a promuovere «un dialogo costruttivo, efficace e pragmatico» tra gli Stati membri, per rafforzare un’architettura multilaterale capace di confrontarsi con un panorama strategico sempre più complesso, dominato dal rischio di proliferazione in una fase storica dominata da crescente incertezza e tensioni globali. Ha inoltre richiamato la necessità di «sostenere e rilanciare l’architettura» per il disarmo e la non proliferazione, mettendo al centro il valore del multilateralismo e dei meccanismi di trasparenza e fiducia reciproca.

La crisi del multilateralismo rappresenta una sfida senza precedenti, soprattutto per la protezione dei diritti fondamentali a livello globale. Occorrerà prendere attentamente le misure di un mondo nuovo, nel quale le principali potenze decidono di schierare la loro supremazia globale per modificare regole e prassi consolidate, rilegittimando azioni che molti ritenevano relegate in un passato non felice. Washington in particolare contesta l’impianto multilaterale per dar posto a una competizione, meno vincolata possibile, tra singoli Stati nazionali, con ovvi, enormi vantaggi solo per i più potenti. Resta attuale il richiamo di Papa Francesco alla «necessità urgente di un risveglio delle coscienze e di una risposta coordinata della comunità globale, capace di superare l’indifferenza e di affrontare con coraggio le cause profonde di queste guerre frammentate: disuguaglianze, avidità economica, crisi ambientali, lotte per il potere e collasso della diplomazia multilaterale».

L'articolo Trump sfida l’ordine multilaterale mentre il controverso Board of Peace mina il ruolo delle Nazioni Unite proviene da Globalist.it.




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