“Ci sono popoli che vengono massacrati, le loro condizioni sono decisamente peggiori di quelle di chi oggi vive in Occidente… Il sole sorgerà, quando questi tempi bui finiranno”: parla Raf
Raf torna in gara, dopo undici anni, al Festival di Sanremo 2026 con il brano “Ora e per sempre”, scritto a quattro mani con il figlio Samuele Riefoli. “Ora e per sempre nasce da uno spunto di Samuele che mi fa ascoltare un brano, – ha dichiarato a FqMagazine Raf – mi dice ‘che ne pensi, mi aiuti a finire la costruzione, armonica, melodica, trovare un ritornello plausibile?’ Mi sono messo al piano forte con lui e, diciamo, in un pomeriggio abbiamo quasi delineato tutto quello che era quei tre minuti di struttura della canzone dal punto di questa musicale. Qualche giorno dopo lui mi ha detto ‘questa canzone papà la devi cantare tu’. E io l’ho messa momentaneamente in un cassetto per poi riprenderla dopo qualche mese per definire meglio tutte le parti musicali”.
E ancora: “Stavo pensando al testo del brano quando da un cassetto è spuntato un biglietto ritagliato da un vecchio quaderno con le pagine ingiallite. Era la mia promessa di matrimonio scritta a macchina dal prete, in spagnolo, perché sposai Gabriella nel 1996 a Campo Florido, un piccolo villaggio vicino l’Avana a Cuba. La promessa chiudeva con: hasta que la muerte nos separe. Io in quel frangente la trovai un po’ malinconica, quindi la cancellai e la cambiai scrivendo con la matita, sullo stesso biglietto: ahora y para siempre”.
“Ora e per sempre è la storia d’amore di due persone che si sono conosciute verso la fine degli Anni 80 – ha spiegato – e che continuano a vivere insieme, confrontandosi con un mondo che è completamente cambiato e che loro non avrebbero mai potuto immaginare così. Questo amore che attraversa gli anni è contestualizzato rispetto a quello che è la realtà”.
“I potenti mettono davanti i soldi a tutto il resto. C’è poca empatia”
“Si chiedono come possono vivere in un mondo nel quale si prova in poca empatia verso le persone quando vengono sottratti i diritti fondamentali, – ha continuato -. Un mondo che umanamente sembra aver perso il significato più profondo. Sembra un mondo che ha perso la bussola e c’è molta apprensione. Ci sono paure che vengono fuori perché ci si chiede continuamente come mai accada tutto questo… I potenti che mettono davanti anziché le priorità delle ragioni di Stato, le ragioni economiche...Oltre ai potenti, c ‘è anche la gente comune che fa una vita troppo stressante, probabilmente una vita piena di difficoltà che deve affrontare tutti i giorni, che comunque non prova empatia. Ci sono popoli che vengono massacrati, quindi le loro condizioni sono decisamente peggiori di quelle di chi oggi vive in Occidente. La canzone, come tutti i finali belli delle canzoni pop, si conclude con un lieto fine, nel senso c’è la speranza e la convinzione che l’amore prevale su tutto e quindi quando il sole sorgerà, quando questi tempi bui finiranno. Il sole ci troverà ancora insieme e a indicare che l’amore vince sempre”.
“I The Kolors teletrasportati dagli Anni 80”
In occasione della serata delle cover, venerdì 27 febbraio sul palco dell’Ariston Raf duetterà con i The Kolors sulle note di “The Riddle”, brano icona degli Anni 80, della pop star britannica Nik Kershaw. “È un brano che è uscito nello stesso anno del mio primo singolo. Ho cambiato alcune cose dal punto di vista ritmico, ho cercato di mettere insieme ritmi oggi che vengono anche dall’America Latina che in teoria poco dovrebbero avere in comune con una marcia irlandese, ma in realtà trovo che diano una spinta notevole, quindi possono invitare ancora di più al ballo, alla danza. E poi ho chiesto ai The Kolors che sembra essere teletrasportata dagli Anni 80 di accompagnarmi perché incarnano molto bene quello che era lo spirito di quegli anni. E poi Stash canta molto bene anche in inglese”.
“Il mio debutto a Sanremo? Tanta emozione ma anche voglia che finisse”
Raf ha partecipato in gara tra i Big a quattro edizioni del Festival di Sanremo: nel 1988 con “Inevitabile follia”, nel 1989 con “Cosa resterà degli anni ‘80”, nel 1991 con “Oggi un Dio non ho” e nel 2015 con “Come una favola”. Nel 1987 ha scritto insieme a Umberto Tozzi e a Giancarlo Bigazzi “Si può dare di più”, brano vincitore del Festival e interpretato dal trio Gianni Morandi, Enrico Ruggeri e Umberto Tozzi.
“Al mio debutto con ‘Inevitabile follia’ ero emozionato ma io non volevo fare Sanremo, mi hanno convinto a farlo i discografici. Quindi ero emozionato ma anche col pensiero che finisse tutto prima possibile. Mi dicevo ‘tanto questa roba qui finisce e poi torno a fare i miei concerti e a vivere la mia vita normale’. Adesso lo ricordo con grande tenerezza, quando rivedo le immagini di quel mio primo Sanremo, sono compiaciuto e provo un po’ di tenerezza”.
Dopo l’esperienza sanremese, Raf si dedicherà all’attività in studio per registrare il suo nuovo album e si appresterà a vivere l’estate di live in tutta Italia del tour “Infinito – Estate 2026”. Il prossimo autunno invece sarà nei palazzetti con “Infinito – Palasport 2026” che farà tappa: il 9 ottobre al Palapartenope di Napoli, il 12 ottobre all’Unipol Forum di Milano e il 17 ottobre al Palazzo dello Sport di Roma.
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