Il monito di Barbera alla sinistra: è un tradimento della Costituzione trasformare il referendum in un voto politico
Essere di sinistra e votare sì al referendum sulla riforma della giustizia del 22 e 23 marzo «si può. Perché appartiene alla storia della sinistra riformista la separazione delle carriere dei magistrati». A sostenerlo è Augusto Barbera, già presidente della Corte Costituzionale, politico e ministro del Governo Ciampi, in una intervista al Messaggero.
Separazione delle carriere una proposta della sinistra dagli anni ‘80
Il giurista ricorda le tappe di una proposta di lungo corso e che ora ha trovato la sua concretizzazione: «Questa è una storia che risale agli anni 80 del secolo scorso, quando si è cominciato a sostenere il passaggio dal sistema inquisitorio a quello accusatorio. Con il codice di Giuliano Vassalli, medaglia d’argento della Resistenza, si arriva a un modello penale più in linea con i principi liberal-democratici. Il passo successivo sarebbe dovuto essere la separazione delle carriere tra chi accusa e chi giudica» ma non è stato compiuto «perché è intervenuta Tangentopoli. La separazione tra magistrati inquirenti e giudicanti era un obiettivo di Bettino Craxi e quindi la sinistra, non quella riformista, abbandonò progressivamente l’idea». Craxi certo, ma la voleva anche la Bicamerale di D’Alema che ora, per il giurista «tende a ridimensionare il progetto elaborato dalla commissione che presiedeva».
Anm smentita: non c’è già una separazione di fatto
Barbera smentisce la tesi dell’Anm secondo la quale la separazione delle carriere di fatto esiste già: «Assolutamente, no. Le due categorie sono rimaste quasi come gemelli siamesi nell’unico Consiglio superiore. La questione vera è che i pm e i giudici, essendo insieme nel Csm, condizionano reciprocamente le loro carriere. La gran parte dei magistrati lavorano bene, ma è importante non solo essere ma anche apparire imparziali e terzi».
Riforma va de-politicizzata
Poi l’appello: «Occorre de-politicizzare questo argomento. Abbiamo una riforma che serve all’Italia di oggi» e la campagna referendaria è «pessima». Inoltre per Barbera «Altri, nella sinistra, stanno operando in duplice tradimento. Il primo è nei confronti della Costituzione, la quale vuole che i cittadini si esprimano sui contenuti dei referendum e non sui proponenti» il secondo «è una deviazione da una percorso politico quando abbiamo deciso di approvare il codice Vassalli».
Per Barbera: «Se vince il No, per almeno un paio di generazioni non si potrà più parlare di riforme, non solo della giustizia ma in generale. E si dimostrerà che le corporazioni possono essere in grado di bloccare ogni tipo di innovazione».
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