Suicidio assistito, morto l’uomo che l’aveva richiesto
IVREA
È morto nella quiete sua casa, con la famiglia accanto, protetto da un cordone di opportuna riservatezza. È morto autosomministrandosi il farmaco letale, alla presenza dei sanitari che lo avevano supportato in questo percorso di richiesta di accesso al suicidio assistito e con il supporto tecnico e logistico dell’Asl/To4. Se n’è andato così, come da lui liberamente scelto, l’uomo che alla fine del maggio scorso si era rivolto all’Asl/To4 per essere ammesso alla procedura di suicidio assistito. Era imprigionato nel suo corpo che non poteva più guarire, dipendeva da altri in tutto e per tutto, soffriva.
È il primo caso in Piemonte ed è avvenuto con il supporto del servizio sanitario pubblico. La richiesta era arrivata in Asl/To4 alla fine del maggio scorso. E la direzione guidata da Luigi Vercellino l’aveva presa in esame, anche con la consulenza di un legale. In assenza di legge nazionale e regionale e in assenza di linee guida regionali, l’Asl/To4 aveva affrontato la questione in proprio. Lo stesso direttore generale Vercellino e la direttrice sanitaria Sara Marchisio, che ha seguito passo passo la vicenda, avevano sottolineato l’assunzione di responsabilità in questo percorso come «una questione di dignità, dignità di una persona che ha posto un quesito e alla quale andava data una risposta». La risposta, era stata l’istituzione di una commissione ad hoc che aveva valutato, anche confrontandosi con il comitato etico, se il richiedente avesse i requisiti. La sentenza della Corte costituzionale 242/19, elencando quali sono i requisiti per i quali una persona può accedere al suicidio assistito (patologia irreversibile, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale, capacità di intendere e volere) indica anche uno stato di sofferenza fisica e psicologica reputate intollerabili. Ne era venuto fuori un atto dell’Asl/To4 che dava il via libera sulla questione dei requisiti (e quindi sulle responsabilità), ma si fermava sulla soglia del farmaco per l’autosomministrazione e sul supporto tecnico logistico. L’atto dell’Asl/To4 era stato notificato personalmente dalla direttrice Marchisio alla persona interessata e una copia era stata inviata in procura a Ivrea. Il caso in Asl/To4 aveva sollevato il dibattito mai sopito sull’opportunità di una legislazione chiara in merito. E dalla Regione il segnale chiaro arrivato è che non sono previste né una legge né delle linee guida. A valle dell’atto dell’Asl/To4, la direzione regionale sanità aveva inviato a tutte le aziende una circolare operativa sulla base di quattro sentenze della Corte costituzionale che spiega come il servizio pubblico debba fornire tutto il supporto per l’esecuzione, precisando poi di aver avviato con il ministero una interlocuzione su a chi spetti il costo della prestazione.