“Ho pianto come un cane, ma dovevo lasciare Rossella Brescia: non provavo più quell’amore totale”. Lo sfogo di Luciano Cannito a Verissimo
È un Luciano Cannito inedito, fragile e profondamente sincero, quello che si è raccontato nel salotto di Verissimo nel pomeriggio di sabato 14 febbraio. Ospite di Silvia Toffanin, il celebre coreografo e regista ha ripercorso le tappe di una carriera straordinaria, ma ha soprattutto scelto di abbattere il muro della privacy per spiegare, con dolore e lucidità, i motivi della rottura con Rossella Brescia dopo quasi vent’anni di vita insieme.
“L’amore si trasforma, non volevo mancarle di rispetto”
Nessun tradimento, nessuna terza persona, ma una presa di coscienza lenta e inesorabile: “Credo che i grandi amori della vita non finiscano mai, ma dopo molti anni può succedere che si diventi come fratello e sorella”, ha confessato il 63enne. La decisione di chiudere è nata da un senso di onestà verso la compagna: “Sentivo di mancarle di rispetto perché non provavo più quell’amore totale che avevamo vissuto. Non riuscivo a immaginare che un sentimento così immenso mi desse la possibilità di essere attratto da un’altra persona o di non avere più il focus su di lei”. Una scelta definita “coraggiosa”, ma pagata a caro prezzo: “Sono passato attraverso fiumi di lacrime, sono stato male come un cane. A volte non capisco chi tira avanti per comodità, io ho preferito la verità anche se mi chiedo ancora se ho fatto la scelta giusta. Sono un animo tormentato”. Rossella, ha ribadito, resta “la persona più importante della mia vita”.
Il “Billy Elliot” italiano e il lutto precoce
Prima dell’amore, c’è stata la danza, conquistata con fatica in un ambiente familiare che vedeva con sospetto un uomo sulle punte. Cannito si è paragonato al protagonista del film Billy Elliot: “Ho studiato di nascosto per un anno, solo mia sorella lo sapeva ed era mia complice. C’erano un sacco di pregiudizi”. La famiglia, alla fine, ha dovuto riunirsi con parenti e amici per “approvare” la sua passione, che è diventata il motore della sua esistenza. Un percorso segnato però da un lutto prematuro: la morte del padre quando Luciano aveva solo 16 anni. “Era severo. Uscì di casa dicendomi di studiare, poi ebbe un infarto in macchina mentre era con mia madre. Non ho mai voluto vederlo morto, conservo solo il ricordo di lui vivo”.
L’orgoglio di padre
Nel corso dell’intervista c’è stato spazio anche per il rapporto con la figlia 27enne, nata da una precedente relazione. Cannito ne ha parlato con orgoglio, sottolineando il valore della meritocrazia nel suo percorso professionale come scenografa: “Voleva fare un master molto difficile e mi chiese esplicitamente di non fare telefonate a nessuno. Alla fine è stata presa per il suo talento. È molto più brava di me”.
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