Milano “bacino di caccia” del Risiko sessuale di Epstein. Il ruolo di Brunel, morto suicida in cella a Parigi
Parigi-Milano andata e ritorno, ma anche Miami-Malpensa, volo e hotel compresi. Il nome della città lombarda fa capolino negli Epstein Files almeno 3100 volte e a questo si accompagnano quelli della segretaria di Epstein Lesley Groff e di N.M. (Natalia Molotkova), anche lei presente in almeno settemila messaggi nei quali si mostra come si occupasse principalmente della logistica e dei viaggi degli ospiti e delle ragazze che il Risiko di sesso e potere ordito da Epstein spostava come pedine in giro per il mondo. Poi, a fare base in Italia c’era qualcun altro, ovvero Jean-Luc Brunel, l’uomo che ha intrecciato la sua vita alla fortuna di modelle rese famose dalla sua agenzia, ma anche ai giochi orgiastici e alle pretese maniacali dell’amico americano, Jeffrey Epstein.
L’ossessione per il controllo delle ragazze “arruolate” dal faccendiere pedofilo è stata una delle strategie che gli hanno permesso di mettere in atto la sua rete; tutto doveva passare da lui, che trovava il tempo per metter tutto in fila, secondo la sua volontà. I 3 milioni di messaggi pubblicati dal Dipartimento di Giustizia americano aiutano a tracciarne un profilo preciso, come la e-mail datata 13 luglio 2009 nella quale una identità resa anonima risponde ad Epstein che gli chiedeva “come va”: “Sto bene. – la risposta – Green Card approvata. Sto prendendo la residenza britannica. Dovrei vedere… oggi e portarla nel backstage di Madonna (sta tenendo uno spettacolo a Milano) Tante altre notizie…. Sei uscito di galera???”.
Milano era la base italiana, la città delle modelle, il bacino di caccia per chi cercava quel profilo che, per essere sedotto, aveva bisogno di una figura come Brunel, un agente francese attivo in città per esaudire i desideri di Epstein distruggendo quelli delle giovani malcapitate che finivano nella loro rete.
Alle ragazze veniva fornita una carta di credito e ogni desiderio era a portata di mano, tutto veniva spesato: estetista, parrucchiere, regali, vestiti, gioielli e persino arte, così come le gite in Toscana. Una email datata 15 Maggio 2018 inviata all’”Accademia Italiana di Cucina Pandolfini-professional culinary school and Villa Pandolfini Estate” parla di un soggiorno per “due ragazze” per le quali era stato pagato un supplemento di 600 euro per sistemarle in “ville private”: permanenza dal 26 maggio al 2 giugno per un totale di 4.784 euro.
Ma anche viaggi in Liguria e sogni presto trasformati nei peggiori incubi da compagnie morbose come quella di Brunel. Virginia Giuffrè, nel suo libro biografico Nobody’s Girl lo ha descritto senza risparmiare disgusto né crudezza, perché anche lei era finita nella sua trappola.
Brunel aveva lanciato la carriera di Jerry Hall, Milla Jovovich, Rebecca Romijn, Sharon Stone, Christy Turlington; nel 2003 Epstein aveva finanziato la sua agenzia di modelle MC2 stringendo il loro legame in modo indissolubile. La Giuffrè gli attribuisce un ruolo chiave, “un posto preponderante” nello “schema” di sfruttamento di minori, era l’uomo capace di fornire le ragazze per ogni richiesta. Anche lei era stata abusata da colui che, a 73 anni, si è tolto la vita mentre si trovava in carcere a Parigi. Era il 19 febbraio del 2022. Scriveva Giuffrè: “Epstein si vantava di aver fatto sesso con oltre cento giovani procacciategli da Brunel. Una volta, mi raccontò, gli aveva mandato tre dodicenni francesi (credo fossero tre gemelle) per il suo compleanno. Epstein aveva fatto sesso con loro, poi le aveva rimandate in Francia su un aereo”.
Dopo il grande successo arrivato con la creazione della sua agenzia Next Management Corporation, fondata nel 1988 con il fratello, e poi la Next Management Company, fondata nel 1989, per Brunel arrivarono anche le prime accuse di violenza emerse grazie ad un’inchiesta condotta dalla trasmissione americana “60 minutes”. Circa 10 anni dopo fu la volta della Bbc, ma prima di intrecciare il suo destino con Epstein, le accuse mosse nei suoi confronti non portarono mai a nulla di concreto. Jean-Luc Brunel fu arrestato nel 2020, scarcerato per qualche giorno e poi fermato di nuovo all’aeroporto di Parigi. Il suo nome, nei Files, appare 5.350 volte e porta con sé viaggi, incontri, “cadeau”. La sua morte, come avvenuto tre anni prima al suo soldale, avvenne in carcere, anche lui trovato impiccato nella sua cella.
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