Quarto assalto a un portavalori in 4 mesi: ma la furia repressiva del governo ignora una vera emergenza | Il commento
Adesso tutti hanno visto. Ora tutti sanno quale livello di preparazione, ingegno logistico e violenza sono in grado di esprimere le bande di criminali foggiani specializzate nell’assalto ai portavalori lungo superstrade e autostrade. Una piaga che la Puglia e diverse altre regioni italiane conoscono bene. Tutto fuorché disperati, ma – sia consentito l’aggettivo – criminali raffinati. Spesso capita che fuggano via senza sparare un colpo. Ma con spregiudicatezza, quando serve, aprono il fuoco. La rapina lungo la superstrada Brindisi-Lecce, filmata secondo dopo secondo da un camionista, ha restituito in pieno l’efferatezza di questi assalti, insieme alla foto simbolo della gazzella dei carabinieri crivellata di colpi. Per una questione di centimetri, un secondo militare dell’Arma non è caduto in servizio nella provincia di Brindisi nel giro di pochi mesi.
Resta un grande interrogativo: i commando foggiani e dell’Alto Barese, specializzati in queste rapine, vedono protagonisti gruppi ristretti di uomini. Lo avevamo raccontato su questo sito, diversi anni fa: quando in Italia viene tentato o messo a segno un colpo a un portavalori, le questure contattano subito i colleghi di Foggia affinché attivino la sorveglianza sui volti noti che in quel momento si trovano a piede libero. E allora come è possibile che, nonostante arresti e condanne, il fenomeno non sia ancora stato debellato?
Eppure ora anche esponenti di spicco del centrodestra pugliese riconoscono l’emergenza: il deputato di FI Mauro D’Attis, membro della commissione Antimafia, ha chiamato in causa il ministro Piantedosi. Del resto, il salto di qualità in corso da tempo lo racconta la nuda cronaca. Un anno e mezzo fa, una rapina identica era stata messa a segno lungo la stessa superstrada: Ak-47 in pugno, i furgoni dati alle fiamme, la fuga grazie ai guard-rail tagliati. Sempre i soliti sospetti. Era invece appena lo scorso ottobre quando una banda di cerignolani mise a ferro e fuoco la A14 tra le uscite Loreto-Porto Recanati e Civitanova Marche. Il bandito che rimase ferito e venne arrestato era stato già coinvolto in altri colpi ed era anche stato condannato. L’1 dicembre era toccato a un blidato lungo la A2 in Calabria, dove gli specialisti foggiani hanno legami da anni, come raccontato in un libro dall’ex luogotenente dei carabinieri Saverio Santoniccolo e dimostrato da altre numerose inchieste. Esattamente un mese fa, sempre lungo la stessa autostrada A14, un altro assalto qualche chilometro più a sud.
Nelle campagne tra le province di Brindisi e Lecce, i banditi cerignolani hanno aperto il fuoco contro una gazzella dei carabinieri e il militare alla guida non è stato centrato in testa per una questione di centimetri. Ventisei anni fa, proprio in queste province pugliesi, lo Stato riuscì a stroncare un fenomeno come il contrabbando che aveva ignorato per anni, lasciandolo proliferare e diventare un ammortizzatore sociale. Tutto divenne un’emergenza dopo la morte di due finanzieri, Alberto De Falco e Antonio Sottile, speronati e uccisi durante un inseguimento. Finora gli assalti ai portavalori, per quanto siano un fenomeno sistemico, sono rimasti lontani dal grande pubblico: mancavano le immagini vivide in grado di raccontare come lavorano queste bande criminali. Tra un rave e un centro sociale, chissà che quei 40 secondi immortalati da un camionista, il kalashnikov spianato, il furgone che salta con i vigilantes a bordo non servano a indirizzare la furia repressiva del governo Meloni verso una vera emergenza.
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