Rientro cervelli e smart working: lo sconto sulle tasse anche per i nomadi digitali
Il regime fiscale agevolato per i lavoratori impatriati anche per chi è in smart working internazionale. L’AdE ha chiarito che chi torna in Italia può accedere ai benefici anche lavorando per aziende straniere.
L’agevolazione per il cosiddetto “rientro dei cervelli” consiste in un abbattimento del carico fiscale per chi decide di ristabilire la propria residenza nel Bel Paese. La normativa punta ad attrarre talenti altamente qualificati, offrendo un incentivo concreto per contrastare la fuga all’estero. Grazie all’interpello n. 2 del 13 gennaio 2026, L’Agenzia delle Entrate ha definitivamente rimosso i dubbi sulla compatibilità tra lavoro da remoto e bonus fiscale. L’elemento cruciale non è più la nazionalità del datore di lavoro, ma il luogo fisico della prestazione.
Smart working dall’Italia: i chiarimenti dell’AdE
Secondo l’Agenzia delle Entrate, ciò che determina l’accesso al bonus è lo svolgimento prevalente dell’attività lavorativa sul territorio italiano. Non importa, quindi, se il contratto è siglato con una società avente sede in un altro paese. La contribuente protagonista del caso, un’ingegnera rientrata dal Regno Unito, ha ottenuto il via libera nonostante il suo datore di lavoro fosse tedesco. Questo principio sancisce che la residenza fiscale e la presenza fisica in Italia sono i pilastri della misura.
Il beneficio si applica a partire dal periodo d’imposta in cui avviene il trasferimento della residenza. Chi è rientrato entro la fine del 2025, per esempio, potrà godere dello sconto nel 2026. Resta fondamentale che il lavoro sia prestato dall’Italia per la maggior parte dell’anno solare.
| Sconto Fiscale | Riduzione dell’imponibile al 50% |
| Limite Reddito | Fino a 600.000 euro annui |
| Durata | 5 anni fiscali consecutivi |
| Sede Datore | Anche UE o Extra-UE |
Requisiti per accedere al regime agevolato
Per accedere a questo schema agevolativo, è necessario rispettare alcuni vincoli stringenti. Il lavoratore deve dimostrare di possedere un’elevata qualificazione o specializzazione tecnica e non deve essere stato residente in Italia nei tre anni precedenti.
Inoltre, è obbligatorio mantenere la residenza fiscale nel Paese per almeno quattro anni dopo il rientro, pena la decadenza dei benefici e il recupero delle imposte. Dunque, nonostante la riforma del 2024 abbia ridotto la percentuale di esenzione (passata in alcuni casi dal 70-90% al 50%), il regime resta estremamente vantaggioso.
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