Gb, Starmer è solo e a un passo dalle dimissioni: dallo scandalo Epstein-Mandelson al collasso politico…
È già stato definito il peggior scandalo mai esistito nella politica britannica contemporanea. Non per la sua durata, ma per la profondità delle sue implicazioni. E al centro non c’è più soltanto un nome ingombrante del passato laburista, bensì il primo ministro in carica. Keir Starmer oggi è il bersaglio diretto di una crisi che ne mette in discussione la sua sopravvivenza politica.
Il premier senza schermo
Con la rimozione del suo capo dello staff, Starmer ha perso lo scudo e il parafulmine. Morgan McSweeney, fino a ieri l’uomo che filtrava, proteggeva e indirizzava, è stato sacrificato per tentare di rallentare l’emorragia. Ma il risultato è l’opposto: il premier è rimasto esposto, solo, vulnerabile. Nei gruppi parlamentari laburisti la parola che circola non è più “crisi”, ma “fine”.
Starmer sapeva
McSweeney, annunciando le dimissioni, si è assunto la «piena responsabilità» della nomina di Lord Mandelson. Una dichiarazione verbatim, pensata per chiudere il cerchio. Ma il cerchio non si è chiuso. Perché la settimana precedente era stato lo stesso Starmer ad ammettere di essere stato al corrente delle relazioni pericolose del lord laburista. Il tentativo di scaricare il peso più in basso si è infranto contro i fatti.
Lord Mandelson non è un comprimario. È il detonatore. Ex ambasciatore a Washington, figura centrale del New Labour, uomo di relazioni globali, è finito al centro di uno scandalo che continua a emanare dalla sua vicinanza a Jeffrey Epstein, il finanziere pedofilo simbolo di una rete di potere tossica e transnazionale. A settembre era stato cacciato quando era emersa l’ampiezza dei suoi legami. Non bastava.
L’inchiesta penale
Ora si è scoperto che fra il 2009 e il 2010, quando era ministro nel governo di Londra, Mandelson avrebbe passato informazioni riservate a Epstein. La polizia ha aperto una indagine criminale. L’ipotesi di reato è tale che potrebbe costargli addirittura una condanna all’ergastolo. A quel punto lo scandalo ha cambiato statuto: da questione politica a minaccia istituzionale.
Il riflesso sul premier
Da qui il ritorno violento della domanda iniziale: quanto sapeva il premier, e quando. Nei corridoi di Westminster, deputati laburisti e ministri parlano apertamente di una posizione diventata insostenibile. Le amministrative di maggio appaiono come una scadenza difficilmente superabile. Qualcuno ipotizza dimissioni a sorpresa, forse imminenti, forse già oggi. Non come gesto nobile, ma come unica via d’uscita.
L’uomo che lo aveva costruito
Il dramma politico di Starmer è aggravato da un dato strutturale: senza McSweeney, il premier non sa cosa fare. Era stato lui a definirlo «un elemento essenziale della mia squadra». È stato l’artefice del progetto che ha strappato il Labour all’estrema sinistra di Jeremy Corbyn e lo ha reso di nuovo eleggibile. Il “mezzo” era Starmer.
Ex magistrato senza ideologia né convinzioni marcate, Starmer era adatto a essere guidato. Qualcuno lo ha descritto come un uomo seduto in testa a un treno automatico: crede di essere il conducente, ma è solo un passeggero. Il regista era McSweeney, principale artefice della vittoria elettorale del luglio 2024.
Il marcio che resta
Quel trionfo avrebbe dovuto garantire stabilità. Ha prodotto invece una sequenza di figuracce culminata in uno scandalo paragonato al caso Profumo, come ricordato dalle penne del Corriere della Sera. A Londra, da un po’, c’è del marcio. E ora non è più possibile fingere di non sentirlo.
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