Perché lo sci freestyle viene chiamato “hot dog”: tutto sulla disciplina tra le più giovani e spettacolari dei Giochi
Alle Olimpiadi Milano–Cortina c’è una disciplina che viene chiamata come un panino. Sapevate che lo sci freestyle è soprannominato hot dog? Nulla a che vedere però con wurstel e senape. Il termine “Hot–dogging” è sinonimo di “esibizionismo, approccio sfrontato e scenografico”. Tre caratteristiche che rendono questo sport tra i più giovani e spettacolari dei Giochi Olimpici.
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Un po’ di storia
Nata negli anni ’30 in Norvegia durante alcuni allenamenti dello sci alpino e di fondo, la prima versione dello sci freestyle si è sviluppata in America tra gli anni ’60 e ’70: considerata all’epoca una disciplina rivoluzionaria (ma con poche regole), scendere lungo il pendio innevato nel modo più spettacolare possibile era uno sport che effettivamente non si era mai visto prima. Lo sci freestyle è stata una risposta in segno di ribellione contro le regole dello sci, rigide e tutte uguali. Anche le regole erano diverse: il punteggio delle prime gare di hot dog, infatti, veniva rapportato alla reazione del pubblico e dagli applausi.
L’hot dog a Milano-Cortina
Diventato ufficialmente sport olimpico nel 1992 (ad Albertville), in questa edizione andranno in scena a Livigno – tra lo Snow Park e l’Aerials & Moguls Park – ben 15 eventi. Confermate le gare maschili e femminili di moguls, aerials (a squadre miste), skicross, slopestyle, halfpipe e big air, la dual moguls farà il suo debutto assoluto. Molto simile allo snowboard per il tipo di competizioni e di manche, ovviamente la differenza sta nell’attrezzatura e nella tecnica.
La suddivisione delle gare
Il moguls è la gara per eccellenza delle gobbe e delle curve. Qui il punteggio finale è composto da tre fattori: 60% tecnica di discesa sulle gobbe, 20% salti e 20% velocità. Nel dual moguls, invece, due atleti (o atleti) si sfidano direttamente l’uno contro l’altro sulla stessa pista. Il punto di forza dell’areals è il salto: la giuria valuta la difficoltà del balzo, l’esecuzione e l’atterraggio che deve essere preceduto da qualche trick.
Lo skicross è una gara di velocità pura in cui quattro atleti gareggiano simultaneamente su un percorso a ostacoli. I migliori passano il turno fino alla finale, dove il primo a tagliare il traguardo vince. C’è poi lo slopestyle in cui gli atleti in gara attraversano un percorso con una serie di ostacoli: per decretare il vincitore entrano in gioco diversi fattori. Si conta l’ampiezza, l’originalità e la qualità acrobatica. Nell’halfpipe gli sciatori eseguono una serie di figure posizionate su un pendio semicilindrico. E infine c’è la specialità big air: qui gli atleti scendono da un pendio verso un’enorme rampa. Prima di atterrare è necessario eseguire qualche acrobazia per sperare in un punteggio più alto. Stile personale, controllo del corpo, esplosività, inventiva e precisione tecnica: Milano-Cortina accoglie così uno degli sport più giovani dei Giochi Olimpici invernali.
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