Desideri e paure dell’ATP tour: dal “lavoro vero” di Tien agli squali di Auger-Aliassime
In un recente video condiviso dall’ATP Tour su X, alcuni dei protagonisti del tennis mondiale si sono prestati a un gioco di sincerità, rivelando quali siano i loro obiettivi di vita e le ombre che più li spaventano fuori dal campo. Le risposte dei giocatori delineano due profili ben distinti: chi vive in funzione del trofeo e chPopyrinlo sguardo già rivolto al futuro, sogna una serenità che non ha nulla a che fare con la racchetta.
Da un lato ci sono Casper Ruud, Felix Auger-Aliassime e Frances Tiafoe, il cui sogno è lo stesso, ovvero vincere uno Slam per consacrare una vita di sacrifici. A cui si aggiungono Wu Yibing, martoriato dagli infortuni, che desidera semplicemente un corpo sano, Joao Fonseca, che punta a uscire dal circuito solo dopo una carriera che lo abbia pienamente soddisfatto, e Arthur Rinderknech, il quale sposta il focus sul tricolore sognando di alzare la Coppa Davis con la sua Francia.
Al contrario, colpisce la fermezza di alcuni atleti che restano ancorati a valori del tutto umani e personali. La famiglia emerge come un pilastro fondamentale per il giovanissimo Nicolai Budkov Kjær, che si proietta già avanti sognando di diventar padre, seguito da Alexei Popyrin, il quale aggiunge anche un tocco di leggerezza sperando di diventare uno “scratch handicap golfer”, ovvero un giocatore di golf talmente abile da giocare il campo alla pari. A fare discutere è invece l’opinione del giovane Learner Tien, che spera di non dover mai affrontare un “vero lavoro”, sottolineando come la sua paura sia finire in un ufficio.
Se le speranze a tratti uniscono, le paure dividono in modo bizzarro, spaziando dal terrore della natura, come i ragni che spaventano Ruud o gli squali che tolgono il sonno a Rinderknech e Auger-Aliassime e dell’altezza per Wu Yibing, alla paura di fallire per Tiafoe, che teme di non riuscire mai a raggiungere il suo massimo potenziale. Si riconfermano il desiderio della famiglia per Budkov Kjær, il quale trema all’idea di restare senza figli, e l’avversione di Tien per la scrivania. Eppure, tra fobie diffuse e timori burocratici, il coro si chiude su una nota cupa: per Alexei Popyrin, la paura più grande è la “fine di tutto”, l’annullamento, un sentimento che trova la sua espressione più cruda nelle parole di Joao Fonseca, il cui unico freno è la morte.
(di Sabrina Giorgi)