Le banche liberano riserve di capitale per avere lo sconto fiscale concesso in manovra: versano 1,8 miliardi (risparmiando 800 milioni)
Le principali banche italiane hanno usato, nei conti 2025, lo ‘sconto’ previsto dalla legge di Bilancio per liberare le riserve di capitale accantonate nel 2023 al posto della tassa sugli extraprofitti. E hanno di conseguenza versato al fisco poco più di 1,8 miliardi di euro. Scorrendo i bilanci diffusi dagli istituti di credito in questi giorni emerge, in maniera più o meno evidente, l’utilizzo della misura allo scopo di beneficiare dell’aliquota agevolata del 27,5% concessa solo per quest’anno, con un risparmio aggregato di circa 800 milioni. Il meccanismo previsto contempla infatti un’aliquota che cresce negli anni per stimolare l’affrancamento da parte delle banche dei 6,8 miliardi di riserve, con conseguente incasso immediato per le casse statali.
Una decisione agevolata dai buoni conti 2025 del comparto, grazie anche ai tassi di interesse Bce stabili che assicurano margini ancora di tutto rispetto. Anche per questo il capitale ‘liberato’ e distribuito ai soci non mette a rischio la solidità patrimoniale. La manovra ha previsto per gli istituti diversi aggravi (fra cui l’aumento Irap e il differimento della deducibilità fiscale) per un valore complessivo di circa 10 miliardi di euro nei prossimi tre anni. La Lega avrebbe voluto interventi più incisivi e penalizzanti.
Il capitale arriva dalla decisione di accumulare le riserve al posto del pagamento della tassa sugli extraprofitti nel 2023. Un provvedimento introdotto a sorpresa dal governo quell’estate e che poi, su pressione della Bce, era stato modificato dando appunto agli istituti di credito l’opzione di costituire delle riserve patrimoniali. Con la legge di Bilancio 2026, che ha previsto anche altre misure a carico del settore a partire dall’aumento dell’aliquota Irap, l’esecutivo e poi il Parlamento hanno previsto un’aliquota agevolata per indurre l’affrancamento. Nel bilancio 2025 quindi varie banche hanno comunicato di aver scelto quella strada. Intesa Sanpaolo mostra 570 milioni di euro “di contributo straordinario sulla “riserva extraprofitti” a carico del capitale”. Il gruppo Bpm un versamento di 104,7 milioni (104,0 milioni per Banco Bpm e 0,7 milioni per Banca Aletti), Credem parla di “un impatto di circa 11 bps derivante dall’affrancamento” che corrisponderebbero a 26 milioni di euro. Banca Mediolanum di 18,5 milioni di euro, Fineco parla di iscrizione di una riserva negativa di 8,4 milioni. Per Bper stando a quanto scriveva nel bilancio 2023 dovrebbe versare 87 milioni.
Nei prossimi giorni alzeranno il velo sui bilanci anche Unicredit, lunedì, e Mps il giorno seguente. La prima, secondo quanto si ricava dai calcoli del sindacato bancario Uilca, aveva accantonato 1,1 miliardi con un versamento con l’aliquota agevolata pari a quasi 310 milioni di euro mentre per l’istituto senese si indicavano 313 milioni (86 milioni l’imposta).
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